|
L'IndipendenteTutto quello che gli altri non vi dicono |
|
G. Ceccarelli
M. Garau
G. Lupi
F. Nestola
D. Pannuti
R. Poletti
J. Rotello
M. Saiu
M. A. Salluzzo
G. Sturiale
M. Tassinari
1. Portale
2. Pagine Personali
3. Dizionari
4. Genealogia
5. Pubblicazioni
6. Galleria Fotografica
7. Risorse Gratuite
8. Padri ad Ore
9. Fata Morgana
P. PhotoSig Portfolio
X. PSP Script Library
Y. Published Authors Net
Z. Uno Sguardo nel Buio
Google
Wikipedia [ENG]
Wikipedia [ITA]
Mappy [ITA]
Dizionari Garzanti
eBay [ITA]
Snap Shots
Andrea Beggi
Blogfriends
Con gli occhi e con il cuore
Eriadan
Lo Scaffale
Massimo Polidoro
Mauro Lupi
Medioevo
Pino Scaccia
Sergio Maistrello
Tuttando Forum
Se lo desideri, puoi mettere l'antipixel de «L'Indipendente» sul tuo blog, prelevando il codice qui sotto:
Elezioni: irregolarità in raccolta firme non è reato
(ANSA) - TORINO, 3 DIC 2007 - Commettere irregolarità nella raccolta firme per le candidature alle elezioni non vuol dire macchiarsi del reato di falso. È il senso della sentenza con la quale il GUP Silvia Bersano Begey ha prosciolto a Torino ventidue persone, tra cui politici di centrodestra e di centrosinistra, in relazione alle regionali del 2005. Il processo riguardava le sottoscrizioni fasulle o irregolari raccolte per presentare le liste Consumatori per Ghigo e Alternativa sociale con Mussolini.
Non entro in merito della sentenza anche perché nessun giornale l'ha riportata, ovvero non è stata data la possibilità ai cittadini di farsi un'opinione sulle motivazioni che hanno portato la Bersano Begey ad assolvere i politici che comunque, a quanto si evince dalla notizia, le irregolarità sembrerebbero averle veramente commesse.
Forse da un punto di vista strettamente giuridico il GUP ha ragione, anche se la perplessità resta: la raccolta di firme è soggetta a una verifica dell'identità effettuata da un funzionario competente, per cui un'eventuale irregolarità dovrebbe comportare un qualche reato, altrimenti non si capisce perché tale raccolta richieda una procedura specifica e controllata. Resta il fatto che da un punto di vista etico trovo alquanto discutibile la sentenza. Quantomeno perché ognuno di noi, per reati ben meno gravi relativi all'apposizione di una firma falsa su un documento ufficiale, rischia la galera. Ma forse per i politici si usa un'altra misura. D'altra parte le leggi le fanno loro, quindi non mi stupirebbe ci fosse una legge apposita che legittima una sentenza come quella della Bersano Begey. Il problema in effetti è proprio fra legittimità o legalità che dir si voglia, ed equità e giustizia. Le prime non implicano le seconde.

Da notare che un anno fa l'ANSA titolava come segue:
Regione: firme false, chiesto giudizio consigliere Giovine
(ANSA) - TORINO, 18 DIC 2006 - Il rinvio a giudizio di Michele Giovine, consigliere regionale espresso dalla lista Consumatori per Ghigo, è stato chiesto dalla procura di Torino per il caso delle firme false nelle elezioni del 2005. L'inchiesta, coordinata dal pm Francesco Saluzzo, riguarda irregolarità nella presentazione delle liste di candidati. La posizione di Giovine, insieme a quella di un novarese, Giancarlo Travagin (militante del movimento Rinascita della Democrazia Cristiana), è stata unita a quella degli altri venti personaggi — politici sia di centrodestra che di centrosinistra come il capogruppo Ds in Provincia di Torino, Stefano Esposito — per i quali fu già chiesto il rinvio a giudizio. Diciannove di questi, oggi, hanno ottenuto dal gup Silvia Bersano Begey la possibilità di eliminare una parte delle accuse, legata alla violazione della legge elettorale del 2001, versando un'oblazione di duemila euro. La causa, dunque, rimane aperta per il reato più grave: il falso. Giovine, secondo la ricostruzione della squadra di carabinieri della polizia giudiziaria, è uno degli ispiratori delle irregolarità.
mentre «La Stampa»: del giorno dopo pubblicava:
Gli altri «mandanti» dei falsi sarebbero Valerio Cignetti, consigliere comunale della Fiamma Tricolore ad Ailoche (Biella), e il compagno di partito Roberto Rigon, consigliere comunale a Borgiallo, difesi entrambi dall’avvocato Giorgio Bissacco. «L’accusa di falso verrà attratta dall’altro reato, ormai oblazionato», sottolinea Bissacco. Dovranno rispondere dell’accusa di falso anche l’ex consigliere comunale di Forza Italia Dario Troiano e la capogruppo «azzurra» in Consiglio provinciale, Nadia Loiaconi (assistiti dagli avvocati Andrea e Michele Galasso); il capogruppo dei Ds in Consiglio provinciale Stefano Esposito (avvocati Maria Grazia Pellerino e Carlo Federico Grosso); il consigliere provinciale di Forza Italia Carlo Giacometto; gli astigiani Salvatore Piccicuto (consigliere comunale, ex di Forza Italia e Margherita) e Carlo Casaleggio (consigliere provinciale della Margherita) e infine una nutrita pattuglia di consiglieri comunali di piccoli centri piemontesi vicini alla lista di Alessandra Mussolini.
Non mi è tuttora chiaro cosa si intenda per oblazione, ma questa è sicuramente una mia ignoranza. Pensavo che i reati fossero puniti o con la carcerazione o con una multa. Il termine oblazione suona più come una forma di tangente legale, qualcosa del tipo, «io ti dò una certa somma e tu lasci stare le accuse». Immagino sia assolutamente legale, ma anche qui, sul piano etico, qualche dubbio ce l'avrei.
Una curiosità: ho provato a cercare questa notizia sui siti del Corriere, della Repubblica e della Stampa. Non l'ho trovata. Sicuramente colpa mia o forse un difetto dei motori di ricerca... almeno spero.
