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Direttore responsabile: Dr. Dario de Judicibus - ISSN 1824-8950


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domenica, 21 ottobre 2007

Acque chiare

Se vi dicessi che ognuno di noi consuma diverse migliaia di litri d'acqua al giorno, mi credereste?

Certo, mi sto riferendo a chi vive nei cosiddetti paesi industrializzati, a quelli cioè più ricchi, ma non sto parlando di dieci o venti litri, né di cento o mille, ma di diverse migliaia: tre, quattro, cinquemila, in alcuni casi oltre diecimila.

Non è possibile, mi direte. In fondo quanta acqua può bere una persona in un giorno? Due o tre litri al massimo, se si considerano anche le bevande come il té o i succhi di frutta, il vino e altri alcolici che comunque sempre acqua contengono. Nel caso poi beviate acqua minerale, sappiate che un litro d'acqua in bottiglia richiede almeno tre litri d'acqua per essere prodotta. Aggiungiamo pure l'acqua utilizzata per l'igiene personale e per la pulizia della casa, magari mettiamoci pure una percentuale di quella usata per lavare le strade della nostra città dopo avere diviso la quantità complessiva utilizzata per i suoi abitanti. Quanto sarà? Le statistiche ci parlano di valori compresi fra i 30 e i 300 litri a persona. Ovviamente al giorno. Tanto, certo, ma nulla di paragonabile a quanto affermato all'inizio di questo articolo. Da dove viene allora la maggior parte del consumo?

Beh, innanzi tutto ci nutriamo. Ogni giorno mangiamo almeno un piatto di pasta o comunque una certa quantità di cereali, dato che rappresentano oltre il 50% del consumo alimentare mondiale. Poi carne, frutta, verdura, latte e altri prodotti agricoli o di allevamento. Sapete quanto ci vuole per produrre un chilo di grano? Secondo la FAO dai 1.000 ai 2.000 litri d'acqua. In pratica, un piatto di spaghetti ha richiesto diverse centinaia di litri d'acqua per arrivare sulla vostra tavola, ben più dei pochi litri che sono stati necessari per cuocerla. E la carne? Che c'entra l'acqua con una bella bistecca di manzo? Secondo voi il manzo di cosa si è nutrito prima di essere macellato? Cereali, ovviamente, e altrettanto ovviamente avrà anche bevuto per almeno un anno, dato che la macellazione non deve avvenire oltre i diciotto mesi. Ebbene, sempre la FAO ci dice che un chilo di carne viene a "costare" la bellezza di 14.000 litri d'acqua. In pratica una fettina di un paio d'etti da sola equivale a 2.800 litri.

A questo punto il conto è fatto. Prendete i vostri duecento litri d'acqua utilizzati per bere, lavarvi e pulire casa, aggiungete l'equivalente in litri d'acqua di quello che mangiate, ovvero pasta, carne, verdure, frutta, ed ecco che abbiamo la dimostrazione di quanto abbiamo affermato inizialmente: ognuno di noi consuma dai 2.000 ai 5.000 litri d'acqua al giorno. Se poi aggiungete il fatto che la casa in cui abitiamo e gli oggetti che usiamo sono il prodotto di un'industria che è responsabile di almeno un quinto del consumo idrico nazionale, la quota pro capite cresce ulteriormente.

Se si tiene conto che nel mondo oltre un miliardo di persone non usufruisce di acqua potabile e che almeno tre volte tanto non dispone di servizi igienici, è chiaro che sprecare acqua dovrebbe essere considerato di fatto un crimine. Che fare allora? È chiaro, da quello che abbiamo detto prima, che non è tanto l'acqua che beviamo o che usiamo per lavarci a fare la differenza, ma quella per uso agricolo e industriale. È soprattutto in quei settori che bisogna intervenire, ad esempio utilizzando l'irrigazione a goccia, riducendo a zero o quasi le perdite dei sistemi idrici — basti pensare a come è ridotto il sistema idrico nazionale nel Mezzogiorno — riciclando le acque reflue per uso agricolo o industriale, iniziando a investire seriamente per rendere sempre più efficienti e meno costosi gli impianti di dissalazione.

Sono molte le iniziative che si potrebbero portare avanti. Attenzione però ad evitare la logica delle Grandi Riforme o dei Grandi Progetti, utili più che altro solo al politico di turno per farsi un po' di pubblicità. Piuttosto si deve perseguire una strategia dei piccoli passi, intervenendo in modo mirato su sprechi piccoli e grandi attraverso un uso intelligente della tecnologia. Anche le affermazioni demagogiche del tipo «chiudi la doccia quando t'insaponi» vanno riviste criticamente, non perché alcune buone abitudini non potrebbero essere d'aiuto, ma perché il grosso non è lì. Tutto serve, ovviamente, e ben venga adottarle, ma soprattuto serve intervenire sui grandi numeri e quella non è cosa che possono fare i singoli ma va fatto a livello di governo, sia centrale che periferico. Spetta quindi allo Stato, in primis, e alle regioni e ai comuni, in secundis, adottare iniziative concrete per ridurre al minimo gli sprechi e usare in modo più efficiente l'acqua che abbiamo a disposizione. Dopodiché, fare anche noi un po' più di attenzione su come usiamo quotidianamente questa preziosa risorsa, male non ci può fare.

Pubblicato da: dejudicibus alle 00:11

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Rubriche: ambiente, societa, ecologia, acqua, analisi, ita , solidarieta

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