L'Indipendente

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Direttore responsabile: Dr. Dario de Judicibus - ISSN 1824-8950


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martedì, 06 ottobre 2009

Il Miglio... grigio

Il Miglio... grigio.
di Gherardo Albano

Alcuni giorni fa, con la famiglia, abbiamo deciso di andare in vacanza negli Stati Uniti la prossima estate approfittando anche di un buon numero di miglia accumulate con il programma a premi Millemiglia di Alitalia per ridurre i costi già abbastanza proibitivi, dato che dopotutto siamo in quattro...

Sapendo che con i biglietti a premio ci sono sempre problemi nella disponibilità di posti, oggi sono andato sul sito Alitalia per vedere con largo anticipo le disponibilità. Volendo andare sulla costa ovest ho provato a verificare com'era la situazione per la tratta per Los Angeles. Questo è stato il risultato:

A parte l'assenza di disponibilità per il giorno richiesto, la legenda indica due tipi diversi di biglietti premio: quelli standard e quelli plus. Da notare che quando un biglietto standard richiede 50.000 miglia per un andata e ritorno con gli USA, quello plus ne chiede sempre il doppio.

In ogni caso essendo tutto grigio, ovvero non essendovi proprio alcuna disponibilità sia a giugno che a luglio, ho provato a verificare tutti i mesi precedenti fino ad oggi. Il risultato è stato sempre lo stesso: tutto grigio, nessun posto disponibile.

Allora mi sono detto che forse la mancata disponibilità di posti dipende dal fatto che il volo per Los Angeles è effettuato con un partner. Magari era solo un problema dell'applicazione o di mancanza di allineamento con il sistema di prenotazione del partner. Un fatto era certo, tuttavia: via web era impossibile prenotare alcunchè. Così ho provato a chiamare Alitalia e a verificare la disponibilità per telefono: mi hanno confermato che non ce n'era alcuna.

A questo punto sono andato a vedere com'era la situazione dei voli per New York e in effetti la situazione risulta “leggermente” diversa:

Notare che sia a luglio che ad agosto c'e' in effetti una certa disponibilità ma solamente di biglietti plus a costo doppio. Ho trovato la cosa curiosa e così ho cercato per i mesi precedenti ma la situazione rimane così fino a che non si arriva a febbraio dove si inizia a vedere qualche biglietto standard. Per vostra informazione, tra ottobre, novembre e dicembre, i giorni con biglietto standard sono ben (sic!) cinque! Su novanta giorni!

Ho quindi deciso di scrivere questo articolo e di condividere con voi l'accaduto e qualche considerazione. Capisco che Alitalia, nei periodi più appetibili, voglia vendere i biglietti e non regalarli tramite Millemiglia, ma che questo venga estremizzato facendo sì che o non vi sia alcuna disponibilità, come nel caso di Los Angeles, o che si riesca a viaggiare solo con il doppio delle miglia... mi fa sentire preso in giro.

Ne deduco che:

  1. le miglia in molti casi valgono la metà di quello che publicizzano, all'atto pratico;
  2. alcune destinazioni sono disponibili solo in teoria, ma in pratica non lo sono.

Cosa mi piacerebbe? Ad esempio che Alitalia, parimenti a quanto deve fare in Italia con i biglietti inferiori alla tariffa piena, con una operazione di trasparenza e fidelizzazione — a questo dovrebbe servire il Millemiglia — indichi:

  1. una percentuale minima di posti disponibili con biglietti premio standard e un'altra per i plus;
  2. indichi chiaramente i black-out totali o per i biglietti premio standard;
  3. indichi quanti mesi prima si può prenotare;
  4. dia disponibilità per almeno l' 80% dei voli;
  5. dia chiara indicazione di quanti posti, tra quelli Millemiglia, siano stati già utilizzati.

In caso contrario il suo cliente anzichè fidelizzarsi si arrabbia, come ho fatto io. Un'ultima domanda: perchè non far usare le miglia per avere lo sconto su un biglietto, ad esempio 50% almeno su qualunque tariffa? A maggiore riprova che forse manca solo trasparenza, il volo Roma-Chicago ha migliori disponibilità, ma sempre con un bel rosso pieno su luglio e agosto. A questo punto, o cambio vettore, o cambio mese...

Pubblicato da: dejudicibus alle 11:42

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mercoledì, 10 settembre 2008

Esuberi a Go Go

C'è una cosa che non capisco dell'intricata vicenda «Alitalia».

Il 28 marzo 2008 i giornali riportavano:

Confermati i 2.100 esuberi ... sarebbero così distribuiti: 1.620 per Alitalia Fly e 500 per Alitalia Servizi. Nel documento si specifica che gli esuberi riguardano 507 piloti, 594 assistenti di volo, 121 dipendenti all'estero e 398 del personale di terra in Italia. Il gruppo Air France-Klm “ha scelto - si legge nel nuovo documento - come linea di condotta di non abbandonare nessun dipendente, prevedendo “un forte piano di accompagnamento sociale”.

Il 28 agosto 2008 le agenzie di stampa riportavano:

Gli esuberi previsti dal piano per il salvataggio di Alitalia saranno "meno di quelli che comportava la svendita" ad Air France tentata dal governo Prodi. Lo sottolinea il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, leggendo una sua dichiarazione a Palazzo Chigi.

Qualche giorno fa leggo sulla Repubblica:

Sono circa 5.000 gli esuberi Alitalia previsti nel piano presentato ai sindacati dal presidente e amministratore delegato della compagnia di bandiera, Giancarlo Cimoli. In dettaglio sarebbero in eccedenza 450 piloti, 1.050 assistenti di volo e 70 unità tra il personale di terra legato alla gestione del volo. Ma altri 1.440 esuberi riguarderebbero il settore manutenzione, 900 le ground operation (di fatto i dipendenti di Alitalia airport), mentre 360 risorse da "tagliare" sono state individuate nell'area marketing e in quella vendite, 610 in quella della "corporate" e information technology, 120 nell'area cargo.

La cosa più assurda di tutta la faccenda è che i sindacati e l'opposizione, per quanto critici, non sembrano poi così scandalizzati da una quantità di esuberi più che doppia rispetto al piano proposto nel primo trimestre dell'anno da Air France. In pratica sembra che tutti siano d'accordo nel far pagare a diverse migliaia di lavoratori (e diversi milioni di italiani) il fatto di mantenere il controllo della cosiddetta «compagnia di bandiera» in Italia, un controllo che si vuole vestire di nazionalismo e di protezione degli interessi del Paese.

Personalmente sono convinto che in economia gli unici parametri che contino sono la competitività e la capacità di offrire al mercato servizi e prodotti a un prezzo ragionevole a fronte della qualità fornita. Dopodiché è il mercato che conta. Nessuno, che mi risulti, si pone problemi ad acquistare un DVD della Sony solo perché giapponese, un cellulare della Nokia solo perché finlandese, un rasoio Philips solo perché tedesco o un iPhone della Apple solo perché americano. Se vogliamo davvero aiutare l'Italia, allora dobbiamo farlo proprio evitando di introdurre un nazionalismo demagogico quale giustificazione di un sistema protezionistico dell'incapacità e a volte della malafede dei nostri imprenditori e, ovviamente, dei politici che li sostengono. Solo acquistando rigorosamente in base a criteri di rapporto qualità/prezzo potremo stimolare il Sistema Italia a essere abbastanza competitivo da saper operare sul mercato globale.

Il voler mantenere il controllo dell'Alitalia non ha nulla a che vedere con la protezione degli interessi nazionali: è solo un modo per la politica italiana, e ci metto dentro tutti, dal centrodestra al centrosinistra inclusi i sindacati confederati, di mantenere un'influenza forte su un settore dell'economia italiana e quindi di mantenere il potere. L'amor di patria, riserviamocelo per cose più importanti. Se Alitalia fosse stata acquisita da Air France avremmo avuto in Italia una compagnia aerea forte a livello mondiale e in grado di offrire un servizio di sicura qualità. Così invece avremo solo una nuova opportunità di mostrare la nostra incapacità di essere competitivi sul mercato internazionale. Non si vede infatti perché, solo tagliando stipendi e penalizzando i lavoratori, la nuova compagnia dovrebbe ottenere risultati migliori di quelli avuti in passato. È chi comanda che decreta il successo di un'azienda attraverso la definizione di una strategia valida ed efficace. Ma se chi comanda è un incapace o segue logiche che col mercato hanno poco a che fare e sono guidate da interessi politici e personali, allora il fallimento è assicurato. Di nuovo.

Pubblicato da: dejudicibus alle 12:05

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Rubriche: italia, politica, cronaca, ita , alitalia, trasporti

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