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Chi non conosce l'Odissea, uno dei due grandi poemi epici greci attribuiti al poeta Omero? Ebbene, presto sarà anche un musical, ovviamente tutto italiano. Quando? Per saperlo, tenete d'occhio il sito «Odissea, The Musical».
Aspettatevi comunque un cast d'eccezione, con alcune delle più belle voci che hanno calcato i palcoscenici dei musical più famosi rappresentati in Italia negli ultimi anni, come eccezionale e innovativo sarà lo spettacolo stesso, dato che utilizzerà per la prima volta in un musical rappresentato in un teatro la visione stereoscopica, che permetterà di mescolare attori in carne e ossa e personaggi creati al computer.
Ma se proprio non sapete resistere, ecco un'anteprima mondiale: una decina dei venticinque brani che sono previsti per il musical a teatro saranno portati quanto prima anche in Second Life, e non è lavoro da poco, dato che molti sono gli ostacoli da superare e le soluzioni tecniche da sviluppare per ottenere un livello di qualità comparabile a quello del musical vero e proprio. Basti pensare solo al problema di sincronizzare musica e movimenti, o a quello di realizzare scene complesse come quella che vede i compagni di Ulisse divorati dal ciclope Polifemo. Ma non voglio anticiparvi altro. Siamo tutti concentrati al massimo per realizzare uno spettacolo davvero unico, almeno questo è il nostro obiettivo.
La squadra è infatti formata dai fratelli Marco e Massimo Grieco (in SL MusicalMarco Greggan e Ulyx Gregan), rispettivamente compositore delle musiche e co-autore dei testi l'uno, co-autore dei testi e responsabile della riduzione del testo Omerico l'altro; da Claudio Crocetti (KlaudeC Korobase), responsabile dello streaming e tecnico del suono; da Franca Olivieri (Fanny Douglas), costumista e responsabile della creazione degli avatar, coadiuvata dalla stilista di Second Life Marinella Galli (Anubis Harturian); da Rolando Ferri (Roland Igaly), responsabile delle relazioni con gli sponsor e i media, e ultimo ma non per questo meno importante, dal sottoscritto, ovvero Dario de Judicibus (Eadoin Welles), regista, sceneggiatore e scenografo.
Grazie al sostegno di un imprenditore amante dell'innovazione e delle sfide quale Carlo Biscaretti di Ruffia (in SL Basil Coage), quella che sembrava solo un'idea pazza e difficile da realizzare potrebbe diventare realtà. L'obiettivo, tuttavia, non è solo quella di realizzare quello che forse sarà il primo musical della storia ad essere rappresentato in Second Life, ma anche di raccogliere una somma significativa — speriamo almeno 50.000 euro — da devolvere in beneficienza su un progetto ancora da identificare, un obiettivo a cui tutti quanti teniamo molto. Speriamo di riuscirci, con la collaborazione di tutti. Di lavoro ce n'è ancora molto da fare. Nel frattempo, godetevi il primo trailer ufficiale di OdisseaTheMusical in Second Life, realizzato da Marco e caricato di recente su YouTube.
Ci sono opere che se le avessero fatte negli Stati Uniti o in un qualsiasi altro Paese che non fosse l'Italia, sarebbero state immediatamente portate agli onori della ribalta da parte di quasi tutti i maggiori notiziari e quotidiani italiani. Ci sono ricercatori capaci di trovare un tesoro là dove nessuno mai si sognava di cercare, anzi, quando nessuno pensava potesse ancora essercene uno.
È il caso di «Vincent Van Gogh: le opere disperse», edito dalla Ilisso Edizioni di Nuoro. È il caso di Antonio De Robertis e Matteo Smolizza: il primo saggista e ricercatore, fra i maggiori specialisti del grande artista olandese; il secondo filologo e storico dell'arte, già commissario del Parlamento italiano per la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma.
L'idea è semplice quanto geniale: raccogliere tutte le lettere, i documenti, le informazioni relative alle opere di Van Gogh e confrontarle con i dipinti e i disegni a noi noti. Il risultato? Oltre mille opere delle quali non si sapeva nulla o quasi. Grazie a trent'anni di ricerche storiche, capillari, sistematiche e rigorose, De Robertis e Smolizza non solo sono riusciti a identificare tali opere, ma ne hanno analizzato le caratteristiche sulla base di opere analoghe giunte fino a noi, menzionate negli stessi scritti, permettendoci così di ipotizzare anche le caratteristiche, la tecnica pittorica utilizzata e lo stile di quelle disperse.
È un po' come se un archeologo, studiando gli scritti dei classici latini, scoprisse l'esistenza di un palazzo imperiale del quale non si sapeva nulla e arrivasse a ricostruirne la struttura, lo stile architettonico, persino le decorazioni degli interni.
Quello dei due esperti d'arte italiani è stato un lavoro monumentale che meriterebbe la massima attenzione anche da parte dei canali informativi non specializzati; un'opera che dovrebbe essere portata all'attenzione di tutti e che invece è stata sostanzialmente ignorata dalla stampa e dalla televisione.
Forse, come purtroppo sono costretti a fare molti scrittori italiani per vedere i propri libri pubblicati, anche De Robertis e Smolizza avrebbero dovuto pubblicare la loro opera con pseudonimi anglosassoni, magari presentandola alla stampa come il risultato di una ricerca svolta da una qualche Università americana. O forse, più seriamente, avrebbero dovuto scriverla in inglese e pubblicarla oltreoceano con i loro veri nomi: sarebbe stata sicuramente più apprezzata e magari ne avrebbero parlato anche qui, in questo Paese che non è più né di navigatori né di santi e tantomeno di uomini e donne di cultura, ridotto ormai a una vera e propria tossicodipendenza da reality show, giochi a premi e polemiche di ogni genere sempre più inutili e inconcludenti.
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SCHEDA DEL PRODOTTO |
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Programma: |
ArtRage |
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Avete la passione per la pittura? Vi piace disegnare ad olio, con i pennarelli o con i pastelli a cera? Vi piace il tratto che la matita lascia sulla carta? Siete stanchi dei soliti programmi di disegno per il PC perché il risultato è troppo freddo, senza lo spessore e il calore che solo il disegno fatto a mano può dare? Allora dovete provare ArtRage.
Non solo è un programma gratuito — anche se una donazione via PayPal è la benvenuta — ma ha un'interfaccia assolutamente originale, a dimostrazione che si può fare qualcosa di veramente differente quando ci si lascia alle spalle gli schemi tradizionali utilizzati nella maggior parte delle applicazioni.
Io non sono certo un artista e l'ultima volta che ho preso in mano un pennello è stato quando avevo sedici anni, ma nel giro di quindici minuti sono riuscito a dipingere i due fiori nella figura. È vero che mi sono basato su una delle mie foto, ma l'ho dipinto da zero, ovvero non ho applicato uno dei soliti filtri che convertono immagini in finti dipinti a olio o acquerelli. Certo, con un filtro si fa prima, ma in questo modo posso alterare l'immagine a mio piacere, improvvisare, addirittura aggiungere o togliere elementi e magari alla fine rivisitare completamente il soggetto.
Ho provato anche a disegnare con i gessetti e con i pastelli a cera, questa volta partendo dal foglio bianco. È molto divertente e non ci si sporca!
Insomma, un nuovo modo di disegnare. Potete provare lo stile tipico di Van Gogh oppure pennellare come facevano gli impressionisti. Purtroppo manca l'acquarello, ma per il resto avete diverse possibilità, magari mescolando tecniche diverse. Insomma, puro divertimento, tutto da scoprire.
La vera forza dell'Impero Romano furono le strade. Il grande sistema viario romano, formato da strade, ponti, viadotti e persino gallerie rappresentò per secoli il simbolo della potenza di Roma. Da sempre la costruzioni di ponti e strade è stato infatti simbolo di civiltà, eppure proprio in questi giorni c'è chi si sta opponendo ad uno dei più importanti progetti pianificati nel nostro Paese: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Così, mentre in tutto il mondo vengono sviluppate grandi opere architettoniche innovative, come l'Øresund, il lunghissimo ponte di ben otto chilometri che collega la Danimarca alla Svezia, o il Taipei Financial Center, attualmente il più alto grattacielo del mondo, ben 509 metri, in Italia si discute ancora se il ponte sullo stretto di Messina vada costruito o meno.
Le motivazioni sembrerebbero essere legate a questioni di salvaguardia dell'ambiente, anche se poi in Sicilia di scempi ambientali se ne son fatti ben altri senza che nessuno sollevasse tanta polvere. Ma forse dietro a queste motivazioni c'è qualcos'altro, qualcosa di così importante da avere più valore della ricchezza che il ponte sullo stretto porterà all'isola. Da una parte ci sono infatti gli interessi economici di chi controlla tutto il giro d'affari dei traghetti che attualmente portano ogni anno migliaia di veicoli e vagoni attraverso lo stretto, dall'altra c'è il timore che una migliore comunicazione fra la Sicilia e il continente possa rafforzare il controllo dello Stato sul territorio siculo. Insomma, come già le strade Romane, anche il ponte sullo Stretto è un simbolo di potere e controllo, potere e controllo che alcune organizzazioni non vedono di buon occhio.
Così, un opera che farebbe risparmiare ben due ore di tempo ai treni e circa un'ora al traffico su gomma, ma che soprattutto darebbe nuova linfa al turismo e alle imprese siciliane, viene ancora una volta osteggiata in modo che ad arricchirsi siano sempre i soliti... noti.