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Sono un po' di giorni che quando vado sul sito de «La Stampa» compare uno di quei fastidiosissimi riquadri pubblicitari che sempre più spesso si sovrappongono ai siti dei quotidiani in rete. Il problema con questi riquadri è che (1) ricoprono parte della pagina finché non scompaiono, (2) alcuni scompaiono solo dopo un certo tempo e non hanno un pulsante di chiusura manuale, (3) altri hanno forme tali che trovare il pulsante di chiusura è una vera impresa.
Quello di «Che Banca», tuttavia, è ancora più insopportabile: 9 volte su 10 quando clicchi sul pulsante di chiusura, quello con la X, tanto per intenderci, o sulla parolina CHIUDI, ti porta comunque al sito della banca! Non so se sia voluto o se è un errore di programmazione, come è probabile, fatto sta che succede con vari browser, ovvero Firefox, Chrome e Internet Explorer.
Fare un po' più di attenzione no? Si rendono conto quelli che hanno disegnato questa campagna promozionale che certi meccanismi, se non gestiti nel modo giusto e con un minimo di stile, possono solo avere l'effetto opposto, ovvero far erompere il potenziale cliente in un bel «Ma che banca del...!»
Ho appena visto su RAI 3 l'intervista che Lucia Annunziata ha fatto all'economista Mario Monti. Penso di poter dire che sono stati 30 minuti decisamente istruttivi, almeno per me.
Innanzitutto due parole sulla giornalista. Il mio voto all'Annunziata è 4, per tre motivi essenzialmente. Il primo è che quasi tutte le domande fatte contenevano implicitamente una risposta, ovvero, cercavano di portare l'intervistato a rispondere secondo un orientamento ben preciso, cosa che Mario Monti si è ben guardato dal fare, dimostrando coerenza, professionalità e signorilità ineccepibili. Il secondo è che la giornalista non ha gestito l'intervista in base alle risposte dell'economista, ma ha pedissequamente seguito un copione predefinito, trovandosi spesso in difficoltà, anche perché in molti casi una certa domanda sembrava essere stata costruita in base all'assunzione che ad una precedente fosse stata data una determinata risposta, diversa da quella effettivamente poi fornita. Il terzo e ultimo motivo è che spesso l'Annunziata ha interrotto l'intervistato mentre parlava, cosa che un giornalista non dovrebbe mai fare a meno che l'intervistato non stia evitando la domanda, e soprattutto ha parlato troppo, quasi fosse un dibattito fra pari più che un'intervista. Il mio giudizio è quindi di scarsa professionalità ed evidente parzialità, peccati mortali per una giornalista di qualsiasi livello.
Mario Monti. Gli darei senza alcun dubbio un 9 per la sua capacità di mantenere uno stile elevato, un buon livello di diplomazia e moderazione nel pronunciarsi e tuttavia una chiarezza e una coerenza innegabili. In particolare mi è piaciuta molto la risposta che ha dato all'Annunziata quando questa lo ha accusato di non schierarsi mai sul piano politico. La risposta, impeccabile: «Io mi schiero: mi schiero sui problemi, su ciò che va fatto. Semmai sono i poli che non si schierano in tal senso.». Una risposta che l'Annunziata ha dimostrato di non capire, talmente immersa è in quella cultura partitica che ragiona solo in termini di schieramenti e fazioni. Per lei, affermare di avere un'opinione chiara su un argomento e di aspettarsi che siano i politici a esprimerne una altrettanto chiara a riguardo, è quasi un atto di presunzione, di immodestia. Quello che la giornalista non ha capito è che sono sempre più italiani a pensarla così, ovvero ad aspettarsi dai politici non solo un impegno chiaro e coerente su quali problemi affrontare, ma anche una dichiarazione altrettanto chiara e tecnicamente fattibile su come affrontarli, al di là dei facili slogan. Ha detto bene Monti in un altro passaggio dell'intervista: alla maggior parte degli italiani non interessa veramente chi vincerà le elezioni, ma che determinati problemi che stanno portando il nostro Paese in serie B, soprattutto nel campo dell'economia, vengano effettivamente risolti al più presto.
Purtroppo, se una giornalista come l'Annunziata non è riuscita a capire questo, ho il sospetto che tanto meno riusciranno a capirlo gli esponenti di spicco delle due coalizioni, troppo concentrati, come ha detto giustamente Monti, a competere fra di loro piuttosto che a rendere competitivo il nostro Paese.
Forse non tutti sanno che la Banca d'Italia è a tutti gli effetti una società per azioni la cui lista degli azionisti è riservata, tanto che a suo tempo fu fatta addirittura un'interrogazione parlamentare per sapere chi ci fosse effettivamente dietro all'istituto centrale italiano.
Uno studio condotto da Mediobanca nel 2003 indicò una serie di banche e compagnie d'assicurazione come i principali azionisti della Banca d'Italia. In particolare a poter controllare l'istituto erano di fatto tre dei più grossi gruppi bancari italiani. Questi i dati estratti da pag. 1149 del dossier di «Ricerche & Studi» di Mediobanca e che riguardano la situazione nel 2003:
|
Azionista |
Quota |
|
Gruppo Intesa |
27,20% |
|
Gruppo San Paolo |
17,23% |
|
Gruppo Capitalia |
11,15% |
|
Gruppo Unicredito |
10,97% |
|
Assicurazioni Generali |
6,33% |
|
INPS |
5,00% |
|
Banca Carige |
3,96% |
|
Banca Nazionale del Lavoro |
2,83% |
|
Monte dei Paschi di Siena |
2,50% |
|
Cassa di Risparmio di Firenze |
1,85% |
|
RAS |
1,33% |
|
Gruppo La Fondiaria |
2,00% |
|
Gruppo Premafin |
2,00% |
Del restante 5,83% non si sa assolutamente nulla.
La Banca d'Italia tuttavia non è una banca come le altre. Fra i vari compiti istituzionali, essa ha anche i seguenti compiti di vigilanza sulle attività e sulle rilevazioni delle aziende di credito:
La vigilanza sulla gestione delle banche riguarda sia la raccolta di fondi, attraverso controlli che riguardano la scadenza dei depositi, sia l'impiego dei suddetti, attraverso controlli che riguardano i tassi attivi e il rispetto degli adempimenti amministrativi e le concessioni di fido.
A questo punto la domanda è d'obbligo:
Quali garanzie offre la Banca d'Italia di trasparenza e imparzialità quando a controllarla sono di fatto alcuni dei più grossi gruppi bancari che rappresentano buona parte degli istituti sui quali la stessa Banca d'Italia dovrebbe vigilare?
Il semplice fatto che la lista degli azionisti della Banca d'Italia sia riservata e che, se non fosse stato per l'indagine di Mediobanca noi non sapremmo chi effettivamente sta dietro all'istituto di credito centrale italiano, è una dimostrazione di mancanza di trasparenza, una mancanza assolutamente incompatibile con il ruolo istituzionale di vigilanza svolto dal suddetto istituto.
Pertanto, come cittadino italiano, io chiedo e pretendo che