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L'IndipendenteTutto quello che gli altri non vi dicono |
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I often use Digg to share bookmarks. When I submit a link, I am requested to specify a topic to facilitate other people to find it. Well, it is a fact that no taxonomy is really exhaustive and that every attempt to group articles by categories is based on a subjective point of view, however the Digg's selected topics are really a mystery for me. Why? Let us walk through the current list...
| Technology | Apple Design Gadgets Hardware Industry News Linux/Unix Microsoft Mods Programming Security Software |
| World & Business | Business & Finance World News Political News Political Opinion |
| Science | Environment General Sciences Space |
| Gaming | Industry News PC Games Playable Web Games Nintendo PlayStation Xbox |
| Lifestyle | Arts & Culture Autos Educational Food & Drink Health Travel & Places |
| Entertainment | Celebrity Movies Music Television Comics & Animation |
| Sports | Baseball Basketball Extreme Football - US/Canada Golf Hockey Motorsport Olympics Soccer Tennis Other Sports |
| Offbeat | Comedy Odd Stuff People Pets & Animals |
The first area is Technology. It has eleven topics: Apple, Design, Gadgets, Hardware, Industry News, Linux/Unix, Microsoft, Mods, Programming, Security, Software. This is really a strange mix of topics. First of all you have only one family of operating systems, that is, Linux/Unix. Of course you can use Apple and Microsoft to tag the corresponding operating systems, but what if you are speaking of mainframes? What is about Simbian or PalmOS, or Google Chrome? A better approach would be to have a topic for Platforms and another one for Applications. Communication software is ignored too, but you might use Software for that. However, in such a case, should Microsoft be used for company news only, or its software too? Well, we have Industry News for that, I suppose. And what is Mods for? Modules? Models? And what about Hardware? Quite a big category, I think. Should I use that for cellular phones too?
In my opinion, a better approach might be Platforms (for both operating systems and telecommunications layers), Middleware, and Applications for software-oriented topics; Mainframes, Workstations & PCs, Laptops & Netbooks, Mobile, and Devices for hardware-oriented topics. I would also substitute programming topics with Development, which includes modeling, design, coding, and testing, and leave Security and Industry News since they are relevant.
Riporto, in forma sintetica, il testo della sentenza n. 10535 emessa dalla Corte di Cassazione, Sezione III penale, l'11 dicembre 2008, depositata il 10 marzo 2009. Costituenti la corte il presidente, il dott. Claudio Vitalone e i seguenti consiglieri: il dott. Amedeo Franco, il dott. Silvio Amoresano, la dott.ssa Guicla Immacolata Mulliri e l'avv. Santi Gazzara.
I messaggi lasciati su un forum di discussione (ma anche newsletter, blog, forum, newsgroup, mailing list, chat, messaggi istantanei, e così via) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest'ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa (neppure nel significato più largo ricavabile dall'art. 1 l. n. 62/2001, che ha esteso l'applicabilità delle disposizioni di cui all'art. 2 l. n. 47/1948), sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dall'art. 21, comma 3, Cost.
Nulla da eccepire, finché parliamo di testi chiaramente riconducibili al concetto di messaggio. Altra cosa quando in una newsletter o in blog facciamo riferimento non tanto a eventuali commenti o messaggi brevi, quanto a veri e propri articoli, come tali strutturati e quindi non distinguibili nella forma e nella sostanza da un articolo pubblicato, ad esempio, su un sito di un quotidiano in rete.
Un articolo che sviluppa un tema, approfondisce un argomento, esprime un'opinione competente, che sia riportato infatti dal sito di un giornale o piuttosto in un bollettino spedito a una lista di distribuzione o ancora su un blog, è e resta comunque un articolo e come tale va considerato a tutti gli effetti un'espressione del diritto fondamentale che ricade sotto il nome di «libertà di stampa» o, se si preferisce, di pubblicazione.
In effetti quanto da me affermato non contrasta con la sentenza in questione, che parla esplicitamente di «messaggi», quanto piuttosto ha lo scopo di anticipare interpretazioni errate della stessa che potrebbero portare inopinatamente a estendere tali argomentazioni anche a un intero blog se non addirittura a un wiki, per le cui pagine il concetto stesso di messaggio non è applicabile. Ne consegue che per sequestrare un blog o un wiki devono essere applicate le stesse disposizioni che sono tuttora applicate per i siti di quotidiani e periodici. Nulla, infatti, nella sentenza suddetta, giustificherebbe altrimenti.
Dal Web 2.0 all'Enterprise 2.0
di Dario de Judicibus
«Tutti lo cercano, tutti lo vogliono»
Potrebbe iniziare così il tormentone 2009 dell'hit parade delle tecnologie più desiderate del momento nel mondo imprenditoriale. Mi riferisco al web 2.0, questo misterioso oggetto del desiderio di cui tutti parlano ma dal quale pochi, al momento, hanno saputo trarre beneficio. Il problema è che prima di riuscire a utilizzare in modo profittevole qualcosa, bisognerebbe conoscere bene “che cosa” quel qualcosa possa realmente dare e perché ma, soprattutto, di cosa stiamo realmente parlando.
In genere, la prima cosa che viene in mente quando si parla di web 2.0 sono i blog. In seconda battuta Wikipedia e, a seguire, i social network più gettonati del momento: MySpace, Facebook, LinkedIn, per menzionarne alcuni. Altri poi determinano se un sito è web 2.0 dalla grafica che utilizza: se vengono utilizzati effetti speciali con trasparenze, riflessi e amenità varie, se sono utilizzati colori sgargianti e caratteri dallo stile moderno e futuristico, allora siamo sicuramente in un sito web 2.0. Chi invece ha approfondito più l'aspetto tecnologico, vi parlerà di mashup, di AJAX, di REST, di RSS Feed e altre mille sigle e termini dal caratteristico sapore informatico, di quelli che piacciono tanto agli addetti ai lavori.
Sotto un certo punto di vista è tutto vero, ma se vi aspettate che tutto ciò vi permetta di capire come utilizzare il web 2.0 per fare business, allora ho paura che avrete una cocente delusione. Il punto è che il web 2.0 non è una tecnologia, anche se poi di fatto si basa su determinate tecnologie facilitanti e soprattutto su un modo specifico di usarle. Dietro ad esse tuttavia, gli ingredienti sono sempre gli stessi: un po' di spazio disco (tanto, se i contenuti sono anche di natura multimediale), un po' di capacità di elaborazione (tanta, se volete gestire molti servizi contemporaneamente), un bel cocktail di software capace di interoperare utilizzando standard aperti e protocolli più o meno consolidati. Nulla di fantascientifico, insomma.
Ma allora cos'è il web 2.0 e, soprattutto, cosa ci possiamo fare?
Nowadays, reliability of contents is extremely important in the web. We can mostly find any kind of information in Internet, but how much reliable is a source? How much accurate are the pieces of information provided? Several feed aggregators and site directories have defined various criteria to rate sites and blogs, but most of them pretend to automate the process, so that the resulting ranking is questionable. At present, the best approach is still based on human reviews, but in such a way we are just shifting the problem: how much reliable is a reviewer? How do I measure his/her trustworthiness? The purpose of this article is to propose an alternative solution to define the reliability of contents published to the web and to measure the reputation of reviewers.
There is not an irrefutable evidence of the size of the web. Some sources report 60 billion indexed pages, others up to a trillion. However, whereas on the one hand a significant percentage of web is not indexed at all, on the other hand we have to take in account a lot of duplicates and proliferation of variants of the same piece of information. So it is difficult to provide a reliable picture. Anyway, there is a sure thing: web is big.
This is about the size, but what about the content? How reliable is a single piece of information? How accurate is it? Generally speaking there is no way to know. It is a matter of trusting. Assuming you know by sure who uploaded that piece of information, your rating depends on how much you trust him/her. Of course, if you directly know the author, it is not a problem, but in most cases you have no way to know the individual who published a content to the web. In some case, you do not even know his/her real name. So what? Well, in the real world each of us found trusting on personal experience and elsewhere opinions, that is, on a reputation network. If A trusts B and B trusts C, then A might trust C. It is not an unfailing approach, but it usually works.
È finito il BlogFest 2008. Bene. Sono stati decretati i vincitori del Macchianera Blog Awards 2008. Aribene. Sapete chi ha vinto il premio per il Miglior Blog 2008? Indovinate un po'? Ma sì, proprio lui! Il Grillone Nazionale: Beppe Grillo! Bene? Mah, se lo dite voi...
Perché? Perché quello di Grillo non è un blog, eccco perché. Certo, è basato su una piattaforma di blogging, assomiglia a un blog, odora persino come un blog, ma non lo è. Un blog è un luogo dove ci si mette in gioco in prima persona portando in rete contributi, magari anche discutibili, ma assolutamente personali e originali.
Grillo non scrive sul suo blog: c'è una redazione che lo fa per lui. Gli articoli pubblicati poi, sono raramente originali. Alcuni sono addirittura obsoleti, altri sono reperibili su decine di blog e siti ben prima che vengano pubblicati dal Grillone Parlante. Altri ancora non sono diversi dalle chiacchiere che sento sotto casa, al bar. Per non parlare dei commenti. Centinaia, migliaia, tutte oasi nel deserto. Ognuno dice la sua e ignora quello che dicono gli altri. Lui poi, o meglio quelli della sua redazione, ignorano tutto e tutti. Non c'è dialogo, non c'è confronto. Sembra una di quelle passerelle al telegiornale dove bisogna riportare tutte, ma proprio tutte, le opinioni di tutti. Alla fine ti chiedi: ma di che diavolo stavano parlando?
Questo non è il mio solito articolo. In genere non parlo di articoli scritti da altri blogger, ma questa volta ho deciso di fare un'eccezione.
Stasera sono andato a fare un salto sul blog di Mauro Lupi per leggerne l'ultimo articolo. Si intitola «Robin Good e il nuovo MasterNewMedia» e parla della nuova strategia editoriale di un sito, MasterNewMedia.org e del suo editore, un certo Luigi Canali de Rossi, alias Robin Good.
Sinceramente non avevo mai sentito parlare né dell'uno né dell'altro e mi ha sempre lasciato un po' perplesso l'uso di pseudonimi in rete — soprattutto di pseudonimi anglosassoni per noi italiani — ma il bello della rete è che ognuno si fa le proprie regole e poi le segue, quindi va bene così. Ad ogni modo, dato che Mauro parla sempre di cose interessanti, sono andato a dare un'occhiata al sito in questione.