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Molti pensano che il successo di Silvio Berlusconi sia dovuto al sostegno di una parte consistente del nostro Paese sostanzialmente conservatrice, conformista, egoista e clientelare. Assumere questo è un grave errore di valutazione, a mio avviso, perché non spiega perché oltre la metà degli elettori italiani abbia votato e buona parte continui comunque a sostenere l'attuale Presidente del Consiglio.
Il nostro è un Paese dove ogni aspetto della vita di un cittadino è strettamente regolamentato. In Italia non si può fare alcunché senza dover riempire carte, pagare balzelli di ogni tipo, giustificare con veri o presunti controlli ogni opera e ogni attività si metta in piedi. Un sistema in pratica che castra ogni iniziativa o che costringe chi vuole comunque andare avanti a farlo in violazione di leggi e normative, mettendosi così di fatto a rischio di ricatto da parte delle istituzioni e non solo. Abbiamo oltre 90.000 leggi là dove in Francia, ad esempio, ce ne sono solo 5.000, ovvero meno di un decimo. In molti casi la legge è inapplicabile o la sua applicabilità è troppo onerosa se non addirittura comporta conseguenze al limite del ridicolo. Basti ricordare quando qualcuno, una ventina di anni fa, fece approvare una legge per cui sui windsurf doveva essere obbligatoria la pistola a razzo e — sembra impossibile ma è vero — l'ancorotto.
E così, se da una parte a Roma ci sono ancora interi quartieri abusivi o in cui il 90% delle abitazioni ha vani la cui destinazione d'uso è stata illegalmente modificata, il tutto perfettamente a conoscenza di tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi anni, sia di centrodestra che di centrosinistra, da noi, è possibile che un vicino ti impedisca di pavimentare un pezzo del tuo giardino per poterci parcheggiare la macchina facendo un semplice esposto e senza, per giunta, che tu possa sapere chi è stato. Insomma, neppure in casa tua puoi fare quello che vuoi, anche se nel farlo non dai fastidio a nessuno.
Ahmad Rafat, commentando un articolo di Stefano Marcelli su Facebook ha scritto:
Esiste ancora una sinistra da qualche parte nel mondo? A me pare che la parola sinistra sia ormai parte di un linguaggio appartenente al passato. In altre parole bisogna archiviarte destra e sinistra e cercare nuovi termini più adeguati alla situazione politica attuale. Per quanto riguarda Israele, credo che solo un governo di destra forte, e non quello che si formerà in base agli attuali risultati elettorali, potrebbe rimettere il treno della pace sui binari.
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Non so se esista ancora una sinistra nel mondo, ma so che sempre più persone sono stanche di ragionare in termini di sinistra o destra, quasi che esistano solo due modi di interpretare la realtà. A noi non servono ideologie, ma competenze e onestà intellettuale, e le une e le altre scarseggiano in tutto il mondo della politica e in tutti i Paesi. Abbiamo bisogno di costruire una società sostenibile ed etica, rispettosa dei diritti e delle libertà del singolo da una parte, della solidarietà per i più deboli dall'altra. Una società dove il merito non è un crimine ma lo è il privilegio; una società dove ognuno è libero di fare le proprie scelte ma se ne assume le responsabilità; dove non ci sono garanzie assolute salvo quella di poter vivere una vita dignitosa e dove la violenza materiale e morale è ostracizzata in tutte le sue forme; dove ognuno è valutato per quello che vale e vale in quanto una parte di quel valore si riflette sugli altri e sulla società nel suo complesso. Questo è il mondo come dovrebbe essere e come, a mio avviso, potrebbe essere, ma è necessario scegliere nuove strade e nuovi governi, non in base a utopie e ideologie, ma a pochi semplici principi di rispetto reciproco e nei confronti dell'ambiente e del mondo in cui viviamo. In pratica, si tratta di diventare maturi. |

Papponi di Stato - Parte Quinta
di Roberto Poletti e Roberto Scaglia
Pubblicazione sul blog «L'Indipendente» autorizzata dall'On. Roberto Poletti
Continua l'inchiesta in cui l'On. Roberto Poletti, iscritto nelle liste della Federazione dei Verdi e diventato deputato il 6 giugno 2006 al posto di Carlo Monguzzi, ci racconta la sua esperienza di parlamentare con un dietro le quinte da non perdere.
Volare, oh oh
C’è stata questa storia di Mastella messo in croce perché aveva usato l’aereo di Stato per andare al Gran Premio, in realtà aveva chiesto un passaggio a Rutelli che a Monza doveva andarci per consegnare la coppa ai vincitori della gara. E insomma, uno scandalone. Ma dell’uso allegro dei voli di Stato, a Palazzo, sanno tutti. Devi andare in visita ufficiale all’estero? Se te la passano, ci unisci anche la tappa che ti riguarda personalmente. Un esempio: Pecoraro Scanio ha in programma un volo in Romania per l’incontro bilaterale con il ministro dell’Ambiente di Bucarest. Ma c’è anche da presenziare alla trasmissione televisiva di Crozza, il comico, (…) segue a pagina 2 (…) quello diventato famoso nella trasmissione di Celentano. Ed ecco la richiesta, inoltrata all’Ufficio per i voli di Stato di governo e umanitari: «Il ministro dell’Ambiente, On. Alfonso Pecoraro Scanio, per ottemperare ad impegni istituzionali, si recherà a Milano, presso gli studi televisivi di “Crozza Italia”, per un’intervista relativa al suo impegno di governo per quanto riguarda le questioni ambientali». Seguono indicazioni su orari e delegazione, e poi la chiosa: «Non consentendo gli orari dei voli commerciali al ministro di effettuare la missione in questione, si richiede la concessione di un volo di Stato». Ora, che ci sia difficoltà a trovare un Roma Milano entro le 15 pare difficile, c’è n’è uno ogni ora o giù di lì. Ma l’andazzo è questo. E non vorrei sembrasse che me la prendo sempre con Pecoraro, tra l’altro l’aereo di Stato per andare da Crozza nemmeno gliel’hanno concesso, ma essendo io deputato dei Verdi è quello che conosco meglio.
Milioni all’aria
Ben inteso, tutti gli altri han poco da fare i moralisti: nel 2004, con Berlusconi al governo, sono stati spesi 52 milioni di euro in voli di Stato, 50 nel 2005, e poi 43 nel 2006, poco meno di 30 nel 2007. Impressionante, considerando che agli “aerei blu” hanno diritto il Capo dello Stato, i Presidenti delle Camere, il Presidente della Corte Costituzionale e i membri del Governo.