L'Indipendente

Tutto quello che gli altri non vi dicono

Direttore responsabile: Dr. Dario de Judicibus - ISSN 1824-8950


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mercoledì, 11 novembre 2009

Diamanti naturali: un mito artificiale

Parliamo di diamanti.

  • I diamanti sono le pietre più preziose del mondo.
  • I diamanti sono estremamente rari.
  • Il valore del diamante dipende dal fatto che è la pietra più dura che esiste.

Ebbene, queste tre affermazioni sono assolutamente false.

Il valore dei diamanti è un fatto puramente commerciale. Non sono più rari di molte altre pietre, anzi, non sono per nulla rari. Semplicemente la maggior parte dei diamanti non vengono immessi sul mercato. Le caratteristiche sicuramente peculiari del diamante poco hanno a che vedere con il suo prezzo sul mercato. Non sono io ad affermarlo, ma è lo stesso Nicholas F. Oppenheimer, presidente della De Beers, forse la più famosa compagnia mineraria che estrae, lavora e distribuisce diamanti nel mondo. Sue le parole «I diamanti non rendono più veloce un motore, non fanno volare più in alto gli aeroplani. Caso unico fra le materie prime, il diamante sostanzialmente non ha valore materiale per l'uomo.»

Ogni anno vengono infatti estratti non più di 26.000 chilogrammi di diamanti, mentre sono 100 le tonnellate di diamanti sintetici prodotti. Il commercio dei diamanti è controllato da un cartello di produttori, il CSO, riconosciuto a tutti gli effetti a livello internazionale, che fino a poco tempo fa faceva capo alla De Beers attraverso la quale passava circa l'80% della distribuzione mondiale. Dopo il 2000, tuttavia, questa percentuale è scesa sotto al 50% a favore, almeno in parte, di una compagnia russa chiamata Alrosa. La maggior parte dei diamanti viene da miniere in Sudafrica, Africa Centrale e Russia; il resto principalmente da India, Canada, Australia e Brasile.

A questi vanno aggiunti i cosiddetti diamanti di sangue, ovvero diamanti estratti in zone di guerra e venduti sul mercato clandestino, ovvero al di fuori del controllo del suddetto cartello, per finanziare guerre, rivolte, attività illegali e criminali. Esistono varie iniziative a livello internazionale per proibire il commercio di tali diamanti sulla base del fatto che servono a finanziare attività illegali, ma resta il dubbio che esse non abbiano sempre alla base solo motivazioni etiche, dato che non discriminano fra attività criminali, ad esempio, e rivolte armate contro dittatori e tiranni, ma piuttosto che servano a mantenere comunque il controllo del mercato nelle mani di pochi operatori.

Fino al XIX secolo la maggior parte dei diamanti venivano dall'India e il diamante non era considerato un bene di valore come avviene oggi nella maggior parte dei Paesi. Questa immagine è il risultato di una campagna promozionale realizzata a metà del XX secolo dall'agenzia pubblicitaria N. W. Ayer & Son, posseduta dalla De Beers. Nasce allora il famoso slogan «un diamante è per sempre». Il successo di questa campagna, che continua tuttora, nasce dal fatto di non aver pubblicizzato tanto uno specifico marchio quanto il diamante in sé. In pratica, si è creato dal nulla il mito che il diamante sia una pietra estremamente preziosa e di valore, ma tutto ciò non ha alcuna corrispondenza con la realtà.

Non è facile trovare pubblicazioni che riportino stime attendibili delle risorse diamantifere mondiali, anche solo limitandosi alle miniere già conosciute, ma la quantità di diamanti estraibili eccede di diversi ordini di grandezza quella effettivamente estratta. È un dato di fatto che la produzione venga tenuta volutamente bassa proprio per mantenere alto il prezzo delle singole pietre. Tanto per fare un esempio, la miniera di diamanti del lago Argyle, situata nell'Australia Occidentale, produce dai sette agli ottomila chili di diamanti grezzi all'anno. Di questi, solo il 5% viene selezionato per l'industria orafa di qualità, mentre il resto è utilizzato a scopi industriali o per orificeria a basso costo. Si tratta quindi di una miniera di grandi dimensioni ma con diamanti di non eccelsa qualità. Tuttavia varie stime fanno ritenere che la miniera in questione abbia ancora un potenziale di circa 240.000 chilogrammi, il che vorrebbe dire una vita media di poco più di 34 anni al ritmo di 7000 chili all'anno di produzione. Pochissimo invece si sa delle miniere africane o di quelle russe, almeno a livello di pubblica opinione.

I diamanti in sé, quindi, non hanno assolutamente il valore che viene loro attribuito. Il colore, la durezza, la purezza e tutti gli altri fattori che concorrono a generare il prezzo di un brillante, ovvero di un diamante tagliato, hanno senso solo all'interno di un contesto che mantiene artificiosamente alto il prezzo di una pietra oggettivamente bella ma che, altrimenti, varrebbe molto meno.

Pubblicato da: dejudicibus alle 07:35

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martedì, 06 ottobre 2009

Il Miglio... grigio

Il Miglio... grigio.
di Gherardo Albano

Alcuni giorni fa, con la famiglia, abbiamo deciso di andare in vacanza negli Stati Uniti la prossima estate approfittando anche di un buon numero di miglia accumulate con il programma a premi Millemiglia di Alitalia per ridurre i costi già abbastanza proibitivi, dato che dopotutto siamo in quattro...

Sapendo che con i biglietti a premio ci sono sempre problemi nella disponibilità di posti, oggi sono andato sul sito Alitalia per vedere con largo anticipo le disponibilità. Volendo andare sulla costa ovest ho provato a verificare com'era la situazione per la tratta per Los Angeles. Questo è stato il risultato:

A parte l'assenza di disponibilità per il giorno richiesto, la legenda indica due tipi diversi di biglietti premio: quelli standard e quelli plus. Da notare che quando un biglietto standard richiede 50.000 miglia per un andata e ritorno con gli USA, quello plus ne chiede sempre il doppio.

In ogni caso essendo tutto grigio, ovvero non essendovi proprio alcuna disponibilità sia a giugno che a luglio, ho provato a verificare tutti i mesi precedenti fino ad oggi. Il risultato è stato sempre lo stesso: tutto grigio, nessun posto disponibile.

Allora mi sono detto che forse la mancata disponibilità di posti dipende dal fatto che il volo per Los Angeles è effettuato con un partner. Magari era solo un problema dell'applicazione o di mancanza di allineamento con il sistema di prenotazione del partner. Un fatto era certo, tuttavia: via web era impossibile prenotare alcunchè. Così ho provato a chiamare Alitalia e a verificare la disponibilità per telefono: mi hanno confermato che non ce n'era alcuna.

A questo punto sono andato a vedere com'era la situazione dei voli per New York e in effetti la situazione risulta “leggermente” diversa:

Notare che sia a luglio che ad agosto c'e' in effetti una certa disponibilità ma solamente di biglietti plus a costo doppio. Ho trovato la cosa curiosa e così ho cercato per i mesi precedenti ma la situazione rimane così fino a che non si arriva a febbraio dove si inizia a vedere qualche biglietto standard. Per vostra informazione, tra ottobre, novembre e dicembre, i giorni con biglietto standard sono ben (sic!) cinque! Su novanta giorni!

Ho quindi deciso di scrivere questo articolo e di condividere con voi l'accaduto e qualche considerazione. Capisco che Alitalia, nei periodi più appetibili, voglia vendere i biglietti e non regalarli tramite Millemiglia, ma che questo venga estremizzato facendo sì che o non vi sia alcuna disponibilità, come nel caso di Los Angeles, o che si riesca a viaggiare solo con il doppio delle miglia... mi fa sentire preso in giro.

Ne deduco che:

  1. le miglia in molti casi valgono la metà di quello che publicizzano, all'atto pratico;
  2. alcune destinazioni sono disponibili solo in teoria, ma in pratica non lo sono.

Cosa mi piacerebbe? Ad esempio che Alitalia, parimenti a quanto deve fare in Italia con i biglietti inferiori alla tariffa piena, con una operazione di trasparenza e fidelizzazione — a questo dovrebbe servire il Millemiglia — indichi:

  1. una percentuale minima di posti disponibili con biglietti premio standard e un'altra per i plus;
  2. indichi chiaramente i black-out totali o per i biglietti premio standard;
  3. indichi quanti mesi prima si può prenotare;
  4. dia disponibilità per almeno l' 80% dei voli;
  5. dia chiara indicazione di quanti posti, tra quelli Millemiglia, siano stati già utilizzati.

In caso contrario il suo cliente anzichè fidelizzarsi si arrabbia, come ho fatto io. Un'ultima domanda: perchè non far usare le miglia per avere lo sconto su un biglietto, ad esempio 50% almeno su qualunque tariffa? A maggiore riprova che forse manca solo trasparenza, il volo Roma-Chicago ha migliori disponibilità, ma sempre con un bel rosso pieno su luglio e agosto. A questo punto, o cambio vettore, o cambio mese...

Pubblicato da: dejudicibus alle 11:42

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sabato, 26 settembre 2009

MSN Games: more transparency, please!

The web should be a place of freedom, but also a place of transparency, sharing, and ethicality; a place where even advertising should be clear and absolutely not misleading. It is not. Just an example? MSN Games site.

Today I went to that site to purchase a game I like, Hexic. As you can see below, in the snapshot, it seems that the game is available at a discount price, that is, USD 6.95, Quite a good price, I thought. Great! When I clicked on that link, however, I got another panel. This one:

As you can see, the USD 6.95 does not refer to the game I wished to purchase, but to a discount program whose terms and conditions are, in summary:

By becoming an MSN Games discount program member, you agree to the MSN Games discount membership Terms and Conditions. This includes an automatic membership charge to your credit card, which will occur monthly until you discontinue your membership. The monthly membership charge amount is dependent upon the length of the membership term to which you agree, i.e. two (2) month membership charge is $9.95 per month, six (6) month membership charge is $7.95 per month, twelve (12) month membership is $6.95 per month. For this charge, MSN Games discount program membership entitles you to choose one free download game each month. You may cancel your membership at any time without penalty after you satisfy your membership commitment.

If you are not interested to subscribe that program, the price of Hexic is much higher: USD 19.95, as you can see below:

Now, from a formal point of view, there is nothing wrong: in fact the first link I clicked to purchase the program literally states that you can buy the game «for as low as $6.95 for MSN Games discount program members». This is true. But the fact that the real price of product is not shown in the BUY GAME button and that the option to purchase the program is placed at the bottom in the second panel, it is, in my personal opinion, a deceiving sales method. Not ethically correct, I mean, even if absolutely legal. So, for the moment, I decided not to purchase that program. Maybe I will do it, soon or later, but not now. I do not like that way to promote products and services. I like Гла́сность, that is, glasnost, openness and transparency.

Pubblicato da: dejudicibus alle 23:10

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martedì, 03 febbraio 2009

La sfida alle PMI italiane

Le Piccole e Medie Imprese

In Europa un'azienda viene classificata come Media Impresa (MI) se ha meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo che non superi 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro. Se l'impresa ha meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo o, in alternativa, un totale di bilancio inferiore a 10 milioni di euro, si dice che è una Piccola Impresa (PI). Se poi il numero dei dipendenti è inferiore a 10 e il fatturato o il bilancio sono inferiori a 2 milioni di euro annui, l'impresa è detta Micro. Le imprese medie, piccole e micro formano nel loro complesso le cosiddette PMI.

Le PMI possono essere classificate in tre categorie, in termini di relazioni con altre imprese: autonome, ovvero completamente indipendenti o con una o più partecipazioni di minoranza — ciascuna inferiore al 25% — con altre imprese; associate, se questa partecipazione arriva fino al 50% ma non oltre; collegate, se la partecipazione è maggiore del 50%.

«La nuova definizione di PMI»
Guida dell’utente e modello di dichiarazione
Pubblicazioni della Direzione Generale per le Imprese
e l'Industria della Commissione Europea
2003, IT NB-60-04-773-IT

Il mercato imprenditoriale italiano è estremamente polverizzato. Le PMI (vedi riquadro a lato) sono infatti oltre tre milioni e ottocentomila (CGIA 2008), pari al 99,9% del totale delle imprese italiane, e danno lavoro a oltre 12 milioni di persone, pari all'81,3% del totale nazionale. Circa il 95,4% delle PMI italiane sono in realtà micro imprese, avendo meno di 9 addetti impiegati (Onida 2004).

Questo scenario non è tuttavia omogeneo sul territorio nazionale. Da un punto di vista geografico, infatti, l'Italia è praticamente spaccata in due: da una parte il Sud con le Isole e il Centro che rappresentano rispettivamente il 14,2% e il 13,1% delle imprese italiane, dall'altra il Nord-Est e il Nord-ovest che rappresentano rispettivamente il 44,1% e il 28,5% del totale.

Da un punto di vista organizzativo, l'81,9% delle PMI è a conduzione familiare (G&T 2005), ovvero, non solo è posseduta da una singola famiglia, ma la gestione organizzativa della stessa è demandata a membri della famiglia stessa, relegando al più a ruoli secondari alcuni dirigenti esterni alla famiglia. Un aspetto importante di questa struttura è che oltre l’80% dei soggetti che controllano un’impresa a conduzione familiare ha un’età superiore ai 50 anni e che il 53% ha più di 60 anni (Banca d’Italia 2004).

Questa grande realtà italiana, tuttavia, è un colosso con i piedi d'argilla. Per comprendere i punti di debolezza delle PMI italiane dobbiamo concentrarci su un certo numero di fattori:

  • l'organizzazione
  • le strategie di business
  • la spesa tecnologica
  • la spesa nella ricerca e sviluppo

Pubblicato da: dejudicibus alle 00:10

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mercoledì, 16 gennaio 2008

Cannibalismo e liste civetta

Cannibalismo e liste civetta. Cos'hanno in comume queste due strategie? In effetti molto, anzi, si può dire che rappresentino di fatto la stessa strategia seppure la prima applicata al mondo del commercio, la seconda alla politica. Vediamo perché.

Pubblicato da: dejudicibus alle 11:28

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martedì, 21 agosto 2007

Office 2007: ma quanto mi costa?

Se comprate un portatile con Windows Vista, con buona probabilità vi troverete preinstallata sopra la versione Home & Student di Office 2007. Nulla di male, anzi, la trovo molto interessante per le soluzioni ergonomiche adottate nell'interfaccia. Bisogna abituarvisi ma ci vuole comunque coraggio per adottare un nuovo paradigma di interazione e quello scelto per Office è sicuramente interessante.

Il problema sorge se volete acquistarla. Se andate sul sito italiano della Microsoft dedicato a Office, basta fare una ricerca per prezzi e troverete una pagina denominata Prezzi di Microsoft Office System 2007. In questa pagina, come potete vedere nel riquadro riportato qui sotto, c'è il listino in dollari delle varie versioni. In particolare quella Home & Student risulta costare 149 dollari americani. Un po' tanto rispetto alle licenze education alle quali eravamo abituati, ma comunque abbordabile.

Se tuttavia provate ad acquistare il pacchetto direttamente dalla versione demo, vi compare un'altra finestra che vi chiede ben 184 euro!

Ora, vada che nell'Unione Europea abbiamo da aggiungere al prezzo l'inevitabile IVA, ma 184 euro sono la bellezza di 248,06 dollari americani al cambio odierno. Non ho idea di dove vengano confezionati i pacchetti per il mercato italiano, ma dubito siano fatti negli USA, per cui non vedo neppure il motivo di avere un costo aggiuntivo per il trasporto rispetto al prezzo americano che, tra parentesi, è appunto di 149 dollari, esattamente come quello riportato nel sito italiano. In ogni caso la differenza è quasi 100 dollari americani! Un po' troppo. E allora?

Pubblicato da: dejudicibus alle 19:47

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