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Questo non è il mio solito articolo. In genere non parlo di articoli scritti da altri blogger, ma questa volta ho deciso di fare un'eccezione.
Stasera sono andato a fare un salto sul blog di Mauro Lupi per leggerne l'ultimo articolo. Si intitola «Robin Good e il nuovo MasterNewMedia» e parla della nuova strategia editoriale di un sito, MasterNewMedia.org e del suo editore, un certo Luigi Canali de Rossi, alias Robin Good.
Sinceramente non avevo mai sentito parlare né dell'uno né dell'altro e mi ha sempre lasciato un po' perplesso l'uso di pseudonimi in rete — soprattutto di pseudonimi anglosassoni per noi italiani — ma il bello della rete è che ognuno si fa le proprie regole e poi le segue, quindi va bene così. Ad ogni modo, dato che Mauro parla sempre di cose interessanti, sono andato a dare un'occhiata al sito in questione.
Sono decisamente perplesso... Navigando in rete ho trovato, segnalato su un forum, questo video delle Iene. Si tratta di un'intervista a Fabrizio Albergati, Responsabile Windows Business Group di Microsoft Italia. Il video parla di Windows Vista, il nuovo sistema operativo della Microsoft.
In effetti si tratta di una normale intervista come potrebbe farla un qualsiasi giornalista, ma il punto è proprio questo: Le Iene non sono giornalisti qualsiasi, ma cronisti d'assalto, che ci hanno abituati a interviste graffianti, a satira anche piuttosto pesante, spesso intesa a colpire ipocrisie, falsità e altri difetti che caratterizzano la nostra società.
Sia chiaro: lungi da me dall'affermare che siano una sorta di paladini moderni o di Robin Hood in bianco e nero. Gli argomenti trattati sono spesso imbarazzanti e il modo di farlo è decisamente provocatorio, ma raramente vengono affrontati problemi veramente delicati, tant'è che quelle poche vittime che riescono a reagire con un minimo di self-humor e un po' di ironia ne escono addirittura a testa alta. Alla fin fine sempre di spettacolo si tratta, un po' come gli spettacoli di satira edulcorata alla Pippo Franco che fanno ridere per primi proprio i politici che ne sono vittime, ben differente da quella all'acido solforico, ad esempio, di un Dario Fo.
Tornando al video in questione, comunque, l'impressione che se ne ha è quella di una bella pubblicità redazionale non dichiarata, termine che indica una vera e propria promozione, che non viene tuttavia esplicitamente dichiarata come tale com'è richiesto dalla legge. Non che sia un crimine o un peccato mortale, e comunque non voglio entrare in merito a eventuali problematiche di diritto penale che non conosco e che comunque in questa sede non mi interessano. Fatto sta che Le Iene è un marchio a tutti gli effetti e che, come tutti i marchi, è legato a un'immagine ben precisa, un'immagine che a mio avviso questa volta risulta un po' appannata.
Comunque, il collegamento al video ve l'ho messo all'inizio di questo articolo. Potete agganciarlo anche cliccando sull'immagine. Andate a vederlo e giudicate da soli. Poi, se ne avrete voglia, potrete riportare qui la vostra impressione e dirmi se la mia è, a vostro avviso, errata o meno.
Prendo spunto da un articolo riportato sulla rivista in rete Punto Informatico riguardo alla pubblicazione su YouTUBE di un video del Ministro Antonio Di Pietro.
Premetto che non è scopo di questo articolo entrare in merito al contenuto del video in questione, né è mia intenzione dibattere sull'utilizzo di un canale di comunicazione come YouTube da parte di un Ministro del Governo italiano. Non vedo infatti alcun motivo per cui un Ministro non possa accedere e utilizzare tecnologie innovative come i blog o i podcast, solo per fare due esempi. Desidero piuttosto attirare l'attenzione del lettore su un altro punto.
Ci sono invenzioni che non solo hanno segnato l'evoluzione della nostra civiltà, ma hanno rappresentato un chiaro esempio di civilazzazione, una dimostrazione di crescita culturale e sociale che in qualche modo ha comportato il passaggio da un'epoca a un'altra. A volte si è trattato dell'acquisizione di una specifica capacità, come nel caso della cosiddetta scoperta del fuoco o dell'estrazione e utilizzo del ferro; altre volte di vere e proprie invenzioni, come quella del motore a scoppio o dell'elettricità; altre volte ancora dello sviluppo di un nuovo concetto, come la previdenza sociale o il sistema bancario.
Il sistema postale ricade proprio in quest'ultima categoria. Le poste nascono in Cina, c'è chi dice oltre 4.000 anni fa, chi all'epoca del primo Imperatore, Shih-huang-ti, più conosciuto come il costruttore della Grande Muraglia. Un sistema di spedizione basato sui corrieri era già presente nell'Antico Egitto, fra gli Ittiti e gli Incas, così come fra molti altri popoli del passato come i Greci, i Persiani e, ovviamente, i Romani. All'inizio questo genere di servizi era a disposizione solo delle classi dominanti, ma con il tempo venne esteso a fasce sempre più estese della popolazione. Già nel XII secolo, gli appartenenti alle scuole religiose, ai conventi e alle università, potevano disporre di un servizio postale rapido ed efficiente, non solo via terra e via mare, ma anche via aerea, grazie ai piccioni viaggiatori.
«Tu-tu... tu-tu..»
Compongo il numero...
«Telecom Italia, informazione gratuita. L'utente non è abilitato al tipo di chiamata richiesta.»
Riattacco. È la quarta volta in due giorni. Eppure sto chiamando da un fisso, non da un cellulare... sai che faccio? Chiamo il 187 e chiedo cosa significa. Chissà, magari ha un contratto speciale...
«Tu-tu... tu-tu..»
Allora... 1... 8... 7... Solita sfilza di opzioni.... chissà perché quella che serve a me è sempre l'ultima? Ah, ecco... Zero! 0... Musichetta... Ti pareva. Almeno la cambiassero ogni tanto. Oh, una vocina registrata.... sentiamo.
«In effetti c'è molto traffico in rete...»
E quando mai!
«Abbiamo ragione di credere che un operatore risponderà al più presto possibile...»
E questo cos'è? Un atto di fede? Devo rispondere amen? Vada per il rispondere il più presto possibile, ma quell'abbiamo ragione di credere mi sembra un po' buffo. Mah... chissà chi glieli scrive i dialoghi a questi!
Musichetta... un minuto... voce registrata... due minuti... musichetta... tre minuti... voce registrata... quattro minuti... Meno male che almeno il 187 è gratuito! Ah, ecco!
«Salve, sono Paola, cosa posso fare per lei?»
Ingoio il «rispondere un tantinello prima» che mi stava per sfuggire — beh, non è mica colpa sua — e faccio la fatidica domanda: ma che vuol dire che l'utente non è abilitato alla chiamata richiesta?
«Oh, semplice. Vuol dire che ha cambiato numero.»
Eh? Ma, scusate, faccio io, non potevate dire semplicemente che ha cambiato numero?
«Ehm...» pausa riflessiva «Comunque, per sapere il nuovo numero può chiamare il 412.»
La ringrazio. Utile davvero. Va beh, ho capito: vado su Google.
Ieri sono stato alla posta a ritirare un pacco. Era da diverso tempo che non entravo in un ufficio postale, anche perché ormai faccio quasi tutto via Internet, incluse le raccomandate con ricevuta di ritorno. Purtroppo le Poste Italiane non hanno un servizio di prenotazione per il ritiro dei pacchi accessibile dalla rete o attraverso un numero verde. In effetti, adesso che nella maggior parte delle famiglie entrambi i coniugi lavorano, mi sembra abbastanza ridicolo consegnare i pacchi durante l'orario di lavoro. Comunque, così è ancora.
Come stavo dicendo, mi sono recato all'ufficio postale del mio quartiere. La fila allo sportello per ritirare pacchi e raccomandate era di circa una decina di persone, nulla al confronto di quella agli altri sportelli: ci saranno state almeno un centinaio di persone per soli tre sportelli. Qualcuno si lamentava di essere lì da oltre un'ora.