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Violenze in Famiglia: quello che l'ISTAT non dice
di Fabio Nestola
La violenza domestica costituisce una tipologia di reato in costante espansione, complesso da analizzare in quanto la tendenza degli autori a contenere gli episodi entro le mura domestiche incontra frequentemente la connivenza più o meno passiva delle stesse vittime. Siamo pertanto in presenza di un fenomeno sommerso, del quale non è facile tracciare i contorni.
Una conoscenza approfondita del fenomeno nel suo insieme, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo delle politiche e dei servizi necessari a contenerlo e possibilmente prevenirlo, a partire dalle campagne di sensibilizzazione fino ad arrivare alle contromisure legislative finalizzate appunto a prevenire e/o contenere la violenza.
Va rilevato come inchieste, sondaggi e ricerche che analizzano la violenza di cui è vittima la figura femminile vengono proposte con continuità a livello istituzionale e mediatico, da diversi decenni. Di contro, non esistono in Italia studi ufficiali a ruoli invertiti; vale a dire approfondimenti sulla violenza agita da soggetti di genere femminile ai danni dei propri mariti o ex mariti, partners ed ex partners, parenti a affini di vario grado.
Questa curiosa e pluridecennale lacuna può avere origine da due presupposti:
Entrambi i presupposti sono evidentemente paradossali.
Fra le varie rubriche del «Corriere della Sera» ce n'è una che raccoglie i comunicati aziendali che diverse società pubblicano in relazione alle nomine di dirigenti a posti di una certa rilevanza. Una sorta di rassegna stampa delle poltrone più importanti delle aziende italiane. È tenuta da Felice Fava, si trova nelle pagine del quotidiano dedicate all'economia e alle carriere e si intitola «Cambi di poltrona».
Stavo appunto leggendola la scorsa settimana, quando mi sono reso conto di un aspetto alquanto curioso: mentre dei manager di sesso maschile era sempre riportato, oltre che il nome e la carica, anche l'età, così non era per quelli di sesso femminile. L'età di un manager non è un aspetto secondario, dato che rappresenta comunque, assieme ad altri aspetti come l'incarico al quale è stato assegnato e la società nella quale lavora, un'indicazione sia d'esperienza che d'intraprendenza e capacità. Ad esempio, diventare direttore generale o amministratore delegato di una società di successo a 35 anni è segno di una riconosciuta competenza e di una solida reputazione nell'ambiente.
Questo vale sia per i manager di sesso maschile che di quelli di sesso femminile, ovviamente. Eppure, nel caso di quest'ultimi, l'età non era mai riportata. Così ho scritto al Sig. Fava e gli ho fatto presente le mie perplessità. Riporto qui, dopo essere stato autorizzato a farlo, la risposta che cortesemente e puntualmente mi ha spedito via posta elettronica:
Un passo verso l'altro
di Marcella Garau
Alcune settimane fa si è spento lo scrittore egiziano Naghib Mahfuz, primo scrittore arabo a ricevere, nel 1988, il premio Nobel per la letteratura, e per questo divenuto subito caso letterario.
Nei suoi romanzi, quasi tutti ambientati al Cairo, Mahfuz ci regala una testimonianza viva del suo Paese, di cui narra, attraverso personaggi-simbolo, i conflitti fra tradizione e modernità, la corruzione, la durezza del post-colonialismo, i pregiudizi sociali, l'integralismo religioso.
Un Nobel, quello assegnato a Mahfuz, che, oltre a rendere il giusto merito allo spessore culturale e alla densa produzione letteraria dell'autore, alimentò fra gli occidentali un interesse via via crescente verso la letteratura araba e, soprattutto, verso gli scrittori arabi che scrivevano nella loro lingua, fino ad allora misconosciuti, dei quali si cominciarono a tradurre e a pubblicare le loro opere.