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Riporto dal sito dell'«AGI» la seguente notizia:
«È giallo per il computer nell'acqua»
(AGI) - Roma, 20 nov. - C'è un giallo nel giallo nella morte di Brenda, il trans trovato senza vita questa mattina in via Due Ponti. La Squadra mobile ha sequestrato un computer nell'appartamento del transessuale brasiliano, un computer pieno d'acqua, immerso nel lavandino. I Vigili del Fuoco, intervenuti per domare l'incendio, hanno operato in una zona diversa da dove era il computer e solo in una ristretta area. Dunque, chi ha riempito d'acqua il computer? Forse la stessa persona che ha causato l'incendio e che non voleva far perdere i dati contenuti nella memoria del pc.
La stessa domanda l'ho sentita porre da SKY TG 24 questa sera. Vediamo di chiarire una cosa: ci sono aziende che sono capaci di estrarre dati da un disco fisso completamente distrutto da un incendio veramente serio o schiacciato da una pressa. Assumere che mettendo un computer in un lavello pieno d'acqua per qualche ora si possa fare qualcosa di più che renderlo temporaneamente inservibile è sostanzialmente irrealistico, quindi, due sono le cose: o la persona che l'ha fatto di computer non ci capiva nulla, oppure è solo una scena.
Al di là infatti del fatto che se voglio non far trovare un PC me lo porto via e non lo immergo nell'acqua di un lavandino — il che tra l'altro mi dice che era o un portatile o un desktop piuttosto piccolo e quindi facilmente asportabile — ci fosse stato anche un buon motivo per non sottrarlo e lasciarlo lì, dovendo dare fuoco al locale, il computer lo avrei messo proprio dove ho versato l'accellerante in modo da farlo bruciare. Mettendolo nel lavandino pieno d'acqua sembra quasi che uno voglia appunto preservarlo dalle fiamme sapendo che il danno prodotto dal liquido non avrebbe assolutamente impedito agli inquirenti di estrarre i dati dal disco fisso.
A questo punto, fossi negli investigatori, prenderei davvero con le pinze qualsiasi dato dovessero trovarci dentro perché ho tanto il sospetto che sia esattamente quello che voleva chi ha compiuto il curioso atto.

La pedofilia in rete è una piaga che affligge Internet da diverso tempo ormai, tanto che nella maggior parte dei Paesi che la combattono con decisione sono state create apposite forze di polizia che operano direttamente in rete per identificare siti pedoprnografici e pedofili, quest'ultimi spesso altrimenti “insospettabili”.
Da qualche tempo, tuttavia, soprattutto negli USA, si sta incominciando ad avere evidenza di un nuovo problema che si affianca a questa piaga rendendo ancora più difficile il lavoro degli investigatori. Si tratta di alcuni casi di individui che, trovati in possesso di materiale pedopornografico sui loro computer, sembrano essere del tutto estranei a questo flagello. Alcune analisi più approfondite hanno rilevato che tale materiale sembra essere stato immesso nei loro sistemi attraverso un virus.
Il sospetto degli investigatori è che i ciberpedofili abbiano sviluppato un virus in grado di caricare materiale pedopornografico su altri sistemi all'insaputa dei loro proprietari. Lo scopo è, ovviamente, quello di ingarbugliare le acque. Se infatti iniziano ad essere tanti quelli che vengono accusati innocentemente di pedopornografia perché è stato trovato loro materiale illegale sui PC, sarà sempre più facile per i veri pedofili affermare di essere innocenti e quindi riuscire a sfuggire alla giustizia: basterà loro dimostrare di essere “vittime” del loro stesso virus per avere come minimo il beneficio del dubbio.
Se questo virus dovesse esistere davvero, l'impatto sulla nostra società sarebbe disruttivo. Un'accusa di pedopornografia è infamante e spesso basta da sola non solo a rovinare una persona, uomo o donna che sia, ma la sua intera famiglia. Difendersi dai virus è possibile dotandosi di antivirus e firewall, ma sappiamo benissimo come anche la macchina meglio protetta possa essere “bucata”. I meccanismi sono tanti e sfruttano non solo tecniche informatiche ma anche psicologiche (come per il phishing), tanto che ritenersi al sicuro al 100% è praticamente impossibile.

Ma c'è una conseguenza ancora più devastante che non richiede neppure la certezza dell'esistenza di uno specifico virus o troiano, ed è la “perforabilità teorica” dei nostri PC. Se, infatti, in teoria qualsiasi PC può essere violato ed esiste la possibilità che materiale illegale possa essere caricato sulla nostra macchina a nostra insaputa — e questo ormai è un dato di fatto nel mondo del web — allora la semplice presenza di tale materiale non può essere considerata probante a livello giuridico della colpevolezza di un eventuale imputato.
Il materiale caricato dall'esterno volontariamente e quello immesso di nascosto da terzi non presentano elementi atti a distinguere i due casi purtroppo, per cui solo l'atto in sé, se intercettato, potrebbe essere davvero probante, non la presenza di un file o di dati specifici all'interno del disco fisso. In pratica ci ritroviamo di fronte alla necessità di introdurre anche nel mondo informatico la “flagranza di reato”, il che vuol dire che la polizia dovrà dotarsi di strumenti sempre più sofisticati per cogliere i pedofili in rete sul fatto, perché la semplice presenza sui loro PC di materiale illegale non può più oggettivamente essere considerata un elemento probante ma al più indiziario.
La rete è stata una svolta epocale nella nostra società e diventerà sempre più centrale nella vita di tutti noi. Purtroppo questo è vero anche per i criminali che stanno imparando a usarla in modo sempre più sofisticato. Questo rappresenta una sfida seria per il legislatore perché solo una profonda competenza in materia permetterà di sviluppare un vero e proprio Diritto Digitale che permetta di sbrogliare matasse come quella presentata in questo articolo.
Un'intervista del presidente Francesco Cossiga ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera; un'altra, sempre al Corriere della Sera, da parte di Bassam Abu Sharif, ex-portavoce del «Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina» negli anni '70 riportato in un articolo di Davide Frattini; una terza intervista rilasciata a Paolo Cucchiarelli dell'ANSA da parte di Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos lo Sciacallo, uno dei più pericolosi terroristi di quel periodo e attualmente in un carcere francese dove sta scontando una condanna all'ergastolo.
Questi sono solo tre dei vari articoli — non poi così tanti, in effetti — che parlano del «Lodo Moro», un accordo fra lo Stato italiano e i terroristi palestinesi che di fatto permetteva a quest'ultimi di poter operare impunemente nel nostro Paese, utilizzandolo come vera e propria base logistica per i loro attentati, a condizione che non venissero effettuati sul suolo italiano e comunque non contro cittadini italiani. Non solo i palestinesi potevano far passare attraverso l'Italia armi, munizioni ed esplosivi, ma avevano diverse basi logistiche e luoghi preposti allo stoccaggio di tale materiale. Il tutto non solo con la complicità dei servizi segreti italiani, ma spesso anche con il loro diretto supporto.
Come se questo non bastasse, sembra che l'accordo non prevedesse la salvaguardia di cittadini italiani di religione ebraica né di possibili bersagli sul suolo italiano purché non rimanessero coinvolti altri nostri connazionali. In pratica il nostro Governo si rese colpevole di vera e propria complicità in attentati terroristici e assassini politici commessi dai terroristi palestinesi in quel periodo. Basti pensare all'attentato all’aeroporto di Fiumicino del 1985 nel quale morirono 13 persone — fra cui un'adolescente americana — e ci furono 67 feriti di varie nazionalità.
Che potesse esistere una sorta di patto di non belligeranza fra lo Stato italiano e l'OLP negli anni a cavallo fra il 1973 e il 1986 se ne parlava da tempo, ma era una storia ai limiti della teoria complottistica, alla quale molti non credevano e anche quelli che credevano avevano diversi dubbi. Adesso stanno venendo alla luce particolari davvero inquietandi sulla vicenda, grazie anche a una serie di interviste ad alcuni di quelli che furono i protagonisti di quel periodo, tanto che i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato un'interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Interni e al Ministro degli Affari Esteri.
Quello che però mi colpisce di più, sempre che ci possa essere qualcosa di più sconvolgente del sapere che politici e funzionari di alto livello delle forze dell'ordine e dei servizi segreti tuttora viventi si siano resi complici di delitti efferati e stragi terroristiche, è che di tutto ciò se ne parla pochissimo. Badate bene, non ho detto «per niente». Magari si trattasse di un complotto del silenzio e di censura di Stato. Almeno ci troveremmo di fronte semplicemente a un reato. Invece della cosa se ne parla, ci sono alcuni articoli sui giornali, qualcosa è stato detto su qualche rete televisiva privata, c'è un'interrogazione parlamentare e ovviamente ci sono alcune centinaia di pagine in rete che riportano la cosa, quasi tutte facenti riferimento agli articoli di cui ho già parlato. Un pugno di pagine e un pugno di siti rispetto a quelli che hanno trattato dei tanti mini e maxi scandali che hanno riguardato la politica italiana degli ultimi mesi. Una qualsiasi notizia di gossip ha ricevuto da noi molta più attenzione.
No, purtroppo, la verità è un'altra. Non se ne parla perché sembra non interessi a nessuno. Non interessa su Facebook e sui social network, non interessa sui vari blog salvo rare eccezioni, non se ne parla ai telegiornali della RAI e tanto meno in dibattiti e trasmissioni dedicate. Insomma, sembra che a nessuno davvero interessi se personaggi come Moro, Cossiga, Andreotti, e molti altri hanno mantenuto sotto silenzio un accordo criminale fra il nostro Paese e alcune fra le più attive organizzazioni terroristiche dell'epoca. Ci sono decine di migliaia di siti che parlano di complotti e di tesi più o meno fantascientifiche relative al coinvolgimento del Governo americano precedente all'attuale nell'attacco alle Torri Gemelle, e pochissimi che davvero si preoccupano di quella che non è affatto una tesi ma un fatto del quale stanno venendo alla luce sempre più dettagli, di una vera e propria alleanza fra uno Stato cosiddetto democratico e associazioni di carattere terroristico.
Se fossi il marito, figlio o il fratello di una delle tante vittime di attentati terroristici da parte dell'FPLP o di altri gruppi che a quell'epoca poterono operare grazie al supporto del Governo italiano, giuro che andrei a prendere per il collo uno per uno quelli che sanno e che ancora sono in vita e non lo mollerei fino a che non mi abbia detto fino parola su quello che successe davvero in quegli anni. Ma non lo sono, e quindi mi limito a esprimere il mio disprezzo per quelle persone che si sono macchiate di tale crimine. E forse questo è il punto: alla maggior parte degli italiani, di quelle morti non interessa più. Per le nuove generazioni sono solo pagine di Storia, per le vecchie un brutto periodo da dimenticare. E così ci si mette una pietra sopra.
D'accordo, va bene così, ma a questo punto non voglio più sentire parlare di gente scandalizzata per qualche orgia o festino di questo o quel politico, non intendo più star dietro alle infinite polemiche che in questo Paese si fanno esplodere per qualsiasi idiozia, perché qui stiamo parlando di morti, di uomini, donne e bambini barbaramente trucudati e di persone che invece continuano a vivere tranquillamente e addirittura a essere onorate e commemorate (sic!), come Aldo Moro, quando invece dovrebbero essere ricordate come criminali. Certo, qualcuno potrà dire che così Moro evitò che l'Italia fosse insanguinata da feroci attentati come succedeva in altri Paesi, ma allora perché non fare un Lodo anche con la Mafia, la Camorra e la 'Ndràngheta a questo punto?
«Il Tempo» ha pubblicato oggi questa notizia:
Bimba annegata, è omicidio
Sarebbe stata la mamma a spingere la bambina in acqua. Separata dal marito, negli ultimi tempi faceva uso smodato di alcol.
È chiusa in cella con l'accusa più tremenda: aver ucciso la sua bambina di appena due anni gettandola nel fiume. Lei, Simone Moreira, 23 anni, mamma della piccola Giuliana Favaro, nega disperatamente: «Non l'ho uccisa, è scivolata. L'ho persa di vista un attimo e Giuliana è sparita». Ma non ha convinto i magistrati che, dopo averla già ieri formalmente indagata per omicidio volontario aggravato e omesso controllo, ieri l'hanno fatta arrestare.
...
Secondo gli investigatori, infatti, se la bambina fosse passata dal varco indicato dalla madre sarebbe caduta sulla base inclinata di sassi e spuntoni di ferro che si trova fra il margine della piazza e il canale. L'ipotesi è invece che la mamma possa aver gettato la bimba in acqua da un altro punto o che lei stessa sia passata in quel varco per poi lanciare la piccola nell'acqua.
...
Ma perché l'avrebbe uccisa? Secondo gli investigatori, alla base del gesto non vi sarebbe una ragione chiara, ma un problema di comportamento della donna, che negli ultimi tempi sarebbe stato segnato da una vita sregolata, dal consumo smodato di alcol e, forse, anche da depressione. Recentemente si era separata dal papà della piccola Giuliana, Michele Favaro, 43 anni, e dopo la fine del loro rapporto la bambina sarebbe stata affidata a lui.
...
Intanto la sua mamma è in una cella del carcere di Belluno sotto il peso dell'accusa più terribile e in queste ore appare in stato confusionale.

Questo articolo dimostra due cose:
Purtroppo questo è accentuato da un orientamento preciso che i vari Governi hanno definito attraverso un Ministero delle Pari Opportunità che ragiona a senso unico, ovvero che viene visto solo come un ministero «a Protezione delel Donne» e non, come dovrebbe essere, «a Difesa dei Cittadini Discriminati». Non è un caso che di tutte le iniziative di tale ministero, ben poche se non nessuna riguardano gli immigrati, i disabili, gli omosessuali, i padri separati, gli uomini che subiscono violenze da donne.
Siamo di fronte a una vera e propria Discriminazione di Stato, costruita esclusivamente per motivi di opportunità politica, ovvero per orientare il voto delle donne che, essendo maggioranza e non minoranza, sono di particolare interesse per le varie coalizioni che negli anni si sono alternate al potere. Gli altri sono ancora minoranze e, come tali, poco appetibili sul piano politico. Unica eccezione gli omosessuali, che potrebbero essere un numero interessante sul piano politico, ma in contrasto con quella cultura becero-cattolica che caratterizza molti politici italiani. Ad ogni modo gli omosessuali dichiarati sono ancora solo una percentuale del totale e questo indebolisce la loro capacità negoziale in ambito sociale.
Per quello che riguarda i padri separati, stendiamo un velo pietoso. Nel nostro Paese si punta il dito contro i genitori di sesso maschile che non si interessano dei figli per privilegiare la carriera o altri aspetti, ma poi si incentiva proprio questo modo di ragionare considerando virtuoso il genitore separato che sostituisce il suo dovere di padre con il pagamento puntuale di un assegno di mantenimento, mentre si penalizza quel padre separato che invece vuole occuparsi attivamente dei figli. Più volte ci si è rivolti ai vari Ministri delle Pari Opportunità e agli Assessori locali per le Pari Opportunità nei vari Comuni perché si occupassero del problema, praticamente tutte donne negli ultimi vent'anni, ma non si sono mai nemmeno prese la briga di rispondere. Ipocrite.
Today the British newspaper «The Sun» published a snapshot from Google Earth's satellite images showing a shape in the Loch Ness which looks like the famous monster. Is that really a plesiosaur, or just a boat with rear wakes? You can see the same image on Google Map too: