L'Indipendente

Tutto quello che gli altri non vi dicono

Direttore responsabile: Dr. Dario de Judicibus - ISSN 1824-8950


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mercoledì, 11 marzo 2009

Sacconi e il Nuovo Medioevo

All'inizio del 2008 il Direttore dell'Istituto Cellule Staminali del San Raffaele di Milano, Giulio Cossu, fu contattato per far parte della commissione che doveva redigere il testo del bando sul finanziamento alla ricerca sulle cellule staminali. Erano previsti otto milioni di euro. Accettò, a condizione che non ci fossero esclusioni a priori e discriminazioni. Così non fu. Quando il bando è uscito, la sorpresa: di cellule staminali embrionali non se ne parla neppure. In pratica i fondi andranno solo ed esclusivamente a chi lavorerà con cellule staminali adulte. Vediamo cosa significa questo e quali conseguenze avrà in Italia.

Cosa sono le cellule staminali

Non è necessaria una laurea in medicina per sapere che una cellula nervosa è diversa da una del tessuto epiteliale o di quello muscolare. Quello che non tutti sanno, tuttavia, è che tutte queste cellule si sono formate attraverso un processo chiamato differenziazione a partire da un unico tipo di cellula detto staminale. In pratica, quando nella specie umana uno spermatozoo feconda un ovocita, ovvero quando il gamete maschile e quello femminile si fondono, si forma una cellula chiamata zigote che possiede il materiale genetico del nuovo individuo, ereditato metà da un gamete e metà dall'altro.

A questo punto, circa 24 ore dopo la fecondazione, lo zigote inizia la divisione cellulare, detta mitosi, fino a formare un primo organismo pluricellulare chiamato morula. Siamo al terzo giorno di gestazione nella specie umana e la morula entra nella cavità uterina. In questa prima fase le cellule che compongono la morula sono dette cellule staminali totipotenti, perché sono in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula, non solo quelle che daranno luogo al nuovo individuo, ma anche quelle extra-embrionali, come ad esempio la placenta e il cordone ombelicale.

Pubblicato da: dejudicibus alle 00:11

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Rubriche: scienza, bioetica, medicina, ricerca, ita , sanita, dibattiti, genetica, governo

mercoledì, 11 febbraio 2009

Diventare maturi

Ahmad Rafat, commentando un articolo di Stefano Marcelli su Facebook ha scritto:

Esiste ancora una sinistra da qualche parte nel mondo? A me pare che la parola sinistra sia ormai parte di un linguaggio appartenente al passato. In altre parole bisogna archiviarte destra e sinistra e cercare nuovi termini più adeguati alla situazione politica attuale. Per quanto riguarda Israele, credo che solo un governo di destra forte, e non quello che si formerà in base agli attuali risultati elettorali, potrebbe rimettere il treno della pace sui binari.

Non so se esista ancora una sinistra nel mondo, ma so che sempre più persone sono stanche di ragionare in termini di sinistra o destra, quasi che esistano solo due modi di interpretare la realtà. A noi non servono ideologie, ma competenze e onestà intellettuale, e le une e le altre scarseggiano in tutto il mondo della politica e in tutti i Paesi.

Abbiamo bisogno di costruire una società sostenibile ed etica, rispettosa dei diritti e delle libertà del singolo da una parte, della solidarietà per i più deboli dall'altra. Una società dove il merito non è un crimine ma lo è il privilegio; una società dove ognuno è libero di fare le proprie scelte ma se ne assume le responsabilità; dove non ci sono garanzie assolute salvo quella di poter vivere una vita dignitosa e dove la violenza materiale e morale è ostracizzata in tutte le sue forme; dove ognuno è valutato per quello che vale e vale in quanto una parte di quel valore si riflette sugli altri e sulla società nel suo complesso.

Questo è il mondo come dovrebbe essere e come, a mio avviso, potrebbe essere, ma è necessario scegliere nuove strade e nuovi governi, non in base a utopie e ideologie, ma a pochi semplici principi di rispetto reciproco e nei confronti dell'ambiente e del mondo in cui viviamo.

In pratica, si tratta di diventare maturi.

 

Pubblicato da: dejudicibus alle 18:35

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Rubriche: politica, israele, mondo, ita , dibattiti, centrosinistra, centrodestra, facebook

domenica, 24 agosto 2008

A shameful final

After the scandal of the rigged ranking for the men's rings contest, where Andrea Coppolino and Matteo Morandi have been unfairly penalized to ensure the silver medal to the Chinese Yang Wei, another shameful verdict concerning the gymnastics rhythmic event.

Italy ranked the 4th place in the group all-around final even if the Russia, gold medal, do not even deserve to step on to the podium, and China, silver medal, deserved the bronze, at most. One of the Russian athletes was completely out of form, and the team did several glaring errors.

But the most outrageous show, never seen before in an Olympic competition, was when the judges kissed and applauded the Russian and Chinese teams! Absolutely unfair. At Beijing Olympic Games the gymnastics completely lost its credibility. The performance of the Italian team (Elisa Blanchi, Fabrizia D'Ottavio, Marinella Falca, Daniela Masseroni, Elisa Santoni, Angelica Savrajuk) was close to be perfect, but Italy was cheated by the umpires who assigned a low score to Italian exercises to let the China to win at least a medal: a political decision.


Pubblicato da: dejudicibus alle 18:29

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Rubriche: sport, eng , dibattiti, olimpiadi, pechino 2008

lunedì, 18 agosto 2008

Questionable rings
Andrea Coppolino Matteo Morandi

In the Men's Rings final competition at the 2008 Summer Olympics I watched three perfect exercises: those ones of the Chinese Chen Yibing and of the two Italians, Matteo Morandi and Andrea Coppolino. The latter was really worth a medal, a silver one. The jury decided differently: silver medal for Yang Wei, China, and bronze medal for Oleksandr Vorobiov, Ukraine. Both exercises were far to be perfect. In particular, Yang Wei did several errors and a bad dismount. Really a pity that the final ranking was not the result of the value of the athletes but of a questionable choice of jury to save the poorer Wei's and Vorobiov's exercises.

Pubblicato da: dejudicibus alle 19:06

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Rubriche: sport, eng , dibattiti, olimpiadi, pechino 2008

lunedì, 28 luglio 2008

Dominant culture speaks English

Yesterday I watched two documentaries, one on Discovery Civilization and another one on History Channel. Both channels are included in one of the bouquets of SKY Italia, the main pay-tv we have in Italy, resulting from the merge of Stream and Telepiù televisions. Just consider that in Italy we practically have no cable TV, since we have a good free broadcasting offering, so all pay-tv are based on satellites. By the way, all channels are dubbed, since most Italians do not like to watch movies with original audio and subtitles.

Most of documentaries of SKY channels are quite good, but when they deal with subjects I know, especially if they refer to Italy or Europe in general, I noticed that they often couch the point of view of Anglo-Saxon culture, mostly the American one. Well, most of those documentaries have been produced in USA or UK, so it is not a surprise and not necessarily a fault, but there is a worrying side effect.

National Geographic, Discovery Channel, History Channel, and most of such specialized channels are broadcasted in many different countries and usually dubbed in many different languages. So millions people in the world watch their documentaries. The result is that such a biased point of view is going to become global culture. All the other points of view are mostly ignored, especially from the new generations who have not the knowledge to verify if such an information is true or false, partial or impartial, complete or incomplete.

I do not want to debate here if the information televised through those documentaries is correct or not. Everybody may have his/her own opinion about. Quality is usually high, but culture is often a matter of opinion, and opinions may differ. In any case, it is a fact that most of documentaries made by Italian, French, German, and many other non-English producers are not distributed in English countries, especially USA. So, there is an asymmetrical situation.

This problem exists for movies too. In fact, cinema is another channel to spread concepts and culture in general. Most of non-English movies is not dubbed and a movie with subtitles cannot compete with an English movie. Furthermore, distributing a non-English movie in USA is a challenge. In fact, there is practically a trust that prevents foreign distributors to operate in the USA marketplace. On the other hand, more than 50% of movies distributed in Europe have been produced in USA, and of course, since they are dubbed, they can easily compete with local productions.

So, the result is that the English point of view is becoming more and more the dominant culture. This is true for movies, songs, books, and many other cultural assets. For example, a significant percentage of English writers are translated in other languages, whereas is extremely difficult that a novel author, who does not write in English language, is published in USA. Very few literary agencies take in consideration non-English writers, and only very famous published writers are translated to English.

Same for songs. Most of European radios broadcast American and British music, but very few songs in languages different from English are broadcasted in USA. Usually Spanish ones, because there are large Spanish communities in USA, but it is extremely rare that you can hear French, Italian, or German songs in USA or UK. Nowadays, more and more Italian singers are singing in English to be able to be distributed on the rich American marketplace.

This situation is affecting the web too. Most of the English blogsphere totally ignores the non-English ones. The opposite is not the same, since many non-English bloggers can read and comment English articles. In the Italian, French, German Wikipedia there are many articles about minor American personalities too, whereas unless a non-USA personality is very famous, it is very difficult he/she is mentioned in the English Wikipedia.

Several web 2.0 cultural related sites simply ignore everything that is not in English language. You cannot add Italian books to Shelfari, for example, and you cannot search images on Google by specifying in which language you are providing your search criteria. Google is not bad: it tries to identify the language according to your setting or the place where you are, but in Europe we are used to switch from a a language to another, so it should be possible to explicitly specify the language.

A similar problem exists in Microsoft Office: language is coupled to the keyboard. This is absolutely crazy. First of all because it make no sense to change the keyboard layout just to write in another language, even because in any case the physical layout of your keyboard cannot change, of course. Second, because it may happen in Europe that a Spanish individual working in Italy, would write in French by using an Italian keyboard and the English version of Word. A lot of European people knows two or more languages, but of course they have a single keyboard layout.

So, English is becoming the dominant culture, and all the other points of view are becoming extinct. Someone said that the history is written by the winners. If that is true, English language is going to be the winner, but... the winner of what? If there is a winner, there is a battle. Are we in war? Are we fighting a cultural war? No, we are not. We are loosing because we are not fighting. Trying to preserve non-English culture, spreading non-English point of view in USA or UK is not only a must for every non-English culture, but a value for English-speaking people too. Cultural diversity is a richness for Humanity, as well as biodiversity is a richness for Nature.

So, spread the word. Not only the English one, but all the words by all languages from Europe, Asia, Africa, Americas, and Oceania. And let us begin from the web!

Pubblicato da: dejudicibus alle 13:55

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Rubriche: cultura, america, cinema, web , blog, televisione, europa, eng , informazione, regno unito, dibattiti

lunedì, 14 luglio 2008

Ipocrisie: la prevenzione

La nostra è una società fondamentalmente ipocrita. Non è un'opinione ma un dato di fatto. Questo è il primo di una serie di articoli che parlano di questa ipocrisia e di quanto sia radicata nella nostra società al punto di non riuscire più spesso neppure a riconoscerla come tale.

Parliamo di prevenzione. Se ne parla molto negli ultimi tempi, anche a causa di una serie di gravi infortuni sul lavoro che hanno funestato il nostro Paese. Se ne parla, e basta. Certo, c'è una nuova legge, "severissima" contro quelle aziende che non adottano tutte le precauzioni possibili per evitare tali infortuni, ma il problema sono davvero le aziende?

Indubbiamente ci sono molte imprese che si guardano bene dall'investire in prevenzione, ma se questo sucede non è solo colpa di alcuni imprenditori "criminali" ma anche e soprattutto di tutti noi. È qui sta l'ipocrisia. Non ci credete? Pensate che stia esagerando o che voglia giustificare questo o quell'imprenditore di cui peraltro non potrebbe importarmi di meno? Non è così. È inutile che ci prendiamo in giro. La colpa è nostra e credo di poterlo dimostrare. Poi si tratterà solo di guardarvi intorno con occhi nuovi e forse concorderete con me.

Pubblicato da: dejudicibus alle 00:24

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Rubriche: cultura, italia, cronaca, ita , dibattiti, impresa, prevenzione


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