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Parliamo di droga.
Innanzi tutto, cos'è una droga? Da un punto di vista scientifico una droga non è altro che principio attivo che, se assunto, altera lo stato di coscienza di un individuo e la sua percezione della realtà. In pratica le droghe agiscono sui neurotrasmettitori, stimolando o inibendo la loro produzione in modo più o meno marcato, se non addirittura agendo sulla molecola stessa. In un senso più ampio, possiamo chiamare droga qualunque sostanza che contenga uno o più di questi principi attivi.
Se analizziamo con attenzione questa definizione, salta subito all'occhio come essa sia applicabile anche a una vasta gamma di quelle sostanze che chiamiamo farmaci. In effetti la distinzione fra farmaco e droga è legata esclusivamente all'uso che si fa della sostanza. In pratica, parliamo di farmaco quando lo scopo è ripristinare alcune funzioni riportando alla normalità un organismo alterato da una malattia, mentre utilizziamo il termine droga quando la sua somministrazione serve a indurre disfunzioni in un organismo generalmente sano. Alla stessa sostanza chimica può quindi applicarsi una volta l'una, una volta l'altra accezione. Attenzione tuttavia a non fare confusione: in genere i farmaci sono sostanze che operano su disfunzioni organiche, ovvero fisiche, mentre le droghe agiscono principalmente su funzioni psichiche. L'eccezione è rappresentata da quelli che sono appunto chiamati psicofarmaci.
Comunque, se prendiamo come riferimento la seconda definizione, ovvero consideriamo droghe le sostanze che, contendo determinati principi attivi, producono specifiche disfunzioni in un organismo altrimenti sano, allora ricadono nella definizione sostanze come l'oppio, la cocaina, la marijuana, l'hashish, l'LSD, l'ecstasy, il peyote, i funghi allucinogeni, la mescalina, l'eroina, la morfina, il crack, il metadone e le anfetamine, ma anche gli psicofarmaci, inclusi gli antidepressivi e i sonniferi, gli alcolici, il tabacco, il caffé e persino il tè e il cioccolato, solo per nominarne alcune. Determinati principi attivi sono presenti in modiche quantità persino nel latte, nelle banane, nel pepe, nella noce moscata e nel peperoncino.
8 luglio 2008, Milano, giardini di via Stendhal: tre uomini pestano a sangue, riducendolo in fin di vita, un immigrato di 53 anni originario del Ghana. Qualcuno parla di aggressione a scopo razziale, altri di un regolamento di conti fra spacciatori. La realtà è molto diversa. I tre spacciatori, guidati dal pluripregiudicato trentottenne Giorgio Giurato, hanno massacrato il ghanese Edward Gardner perché assieme ad altri volontari, italiani e non, da tempo girava nella zona di Parco Solari per convincere i giovani a non drogarsi.
La vicenda è passata quasi inosservata. Pochi giornali ne hanno parlato, i telegiornali ne hanno appena accennato, eppure quello che ha fatto questo immigrato, questo extracomunitario, quest'uomo di colore, uno dei tanti arrivati nel nostro Paese con un pugno di speranze in tasca e poco altro, meriterebbe ben altra risonanza. Erano nostri i figli che quest'uomo cercava di salvare e nostri sono stati i suoi carnefici. E noi? Cosa abbiamo fatti noi per lui?
Per un immigrato riuscire a integrarsi nel nostro Paese è estremamente difficile. A molti immigrati spesso si rifiuta anche la possibilità di affittare un'abitazione. Molti, anche laureati, sono costretti a fare quei lavori che ormai nessun italiano vuole più fare, figuriamoci riuscire ad avere la cittadinanza: un sogno. Eppure se arriva un calciatore in Italia, se un'atleta vuole entrare nella squadra olimpica, di colore o no, nel giro di pochi mesi ha la cittadinanza. È la solita legge, che non è uguale per tutti.
E allora forse ci vorrebbe un gesto, un gesto simbolico che ricordi a tutti noi che non è il colore della pelle o il Paese di origine a fare un individuo ma il suo carattere, i suoi principi, la sua determinazione. E allora il Presidente della Repubblica, quel Napolitano che troppo spesso afferma che da noi va tutto bene e che siamo un grande Paese, lo dimostri davvero, concedendo la cittadinanza italiana e la medaglia al valore civile a questo figlio di un'altra terra che nella nostra terra ha rischiato di morire per aver fatto quello che dovremmo fare noi.
Sempre che "tale onore" a questo punto lo accetti, Edward Gardner, perché a volte anche noi ci sentiamo in imbarazzo ad essere italiani, soprattutto quando vediamo tanto disinteresse e ipocrisia di fronte a uomini e donne che ancora credono in quei valori che dovrebbero essere le fondamenta della nostra società e che noi, da tempo, abbiamo dimenticato.