L'Indipendente

Tutto quello che gli altri non vi dicono

Direttore responsabile: Dr. Dario de Judicibus - ISSN 1824-8950


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mercoledì, 29 agosto 2007

Rivendicazioni

RIVENDICAZIONI — Dario de Judicibus © 2007 — All rights reserved

Pubblicato da: dejudicibus alle 11:59

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Rubriche: fumetti, vignette, giustizia, satira, femminismo, separazioni, ita , discriminazione, privilegi, emancipazione

domenica, 03 dicembre 2006

Il Paradosso Femminista

Fra le varie rubriche del «Corriere della Sera» ce n'è una che raccoglie i comunicati aziendali che diverse società pubblicano in relazione alle nomine di dirigenti a posti di una certa rilevanza. Una sorta di rassegna stampa delle poltrone più importanti delle aziende italiane. È tenuta da Felice Fava, si trova nelle pagine del quotidiano dedicate all'economia e alle carriere e si intitola «Cambi di poltrona».

Stavo appunto leggendola la scorsa settimana, quando mi sono reso conto di un aspetto alquanto curioso: mentre dei manager di sesso maschile era sempre riportato, oltre che il nome e la carica, anche l'età, così non era per quelli di sesso femminile. L'età di un manager non è un aspetto secondario, dato che rappresenta comunque, assieme ad altri aspetti come l'incarico al quale è stato assegnato e la società nella quale lavora, un'indicazione sia d'esperienza che d'intraprendenza e capacità. Ad esempio, diventare direttore generale o amministratore delegato di una società di successo a 35 anni è segno di una riconosciuta competenza e di una solida reputazione nell'ambiente.

Questo vale sia per i manager di sesso maschile che di quelli di sesso femminile, ovviamente. Eppure, nel caso di quest'ultimi, l'età non era mai riportata. Così ho scritto al Sig. Fava e gli ho fatto presente le mie perplessità. Riporto qui, dopo essere stato autorizzato a farlo, la risposta che cortesemente e puntualmente mi ha spedito via posta elettronica:

Pubblicato da: dejudicibus alle 12:39

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Rubriche: cultura, societa, economia, costume, ita , discriminazione, conflitto, emancipazione

domenica, 17 settembre 2006

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi
di Marinella Saiu

Incontrare Vittorio Sgarbi significa dimenticare che esiste il tempo. Ma poco importa. Basta immergersi in un'atmosfera antica e riempire i propri occhi, e il cuore, delle bellezze che la sua casa impone prepotentemente e il tempo sembra non esistere più. Verrebbe anzi voglia di non uscirne mai. Il sogno e il rapimento. Il viavai continuo di persone — facce note ed ignote, al padrone di casa pare interessi poco — scandisce le ore che passano. Abituati a conoscerlo nelle sue performance televisive piene di invettive e di aggressività, è sorprendente vedere quella stessa persona così gentile e disponibile, così generosa e amabile. L'impressione è che riesca a non trascurare nessuno. Sarà una sorta di raffinato narcisismo non contemplato da Herr Freud? Lui, Sgarbi, c'è, il mondo lo vede e lo guarda, e fa dono di sé allegramente e con entusiasmo infantile. E si esce così dal suo "museo" un po' storditi e disorientati.

Pubblicato da: dejudicibus alle 19:42

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Rubriche: cultura, politica, famiglia, sesso, intervista, giornalismo, ita , estetica, gay e lesbo, emancipazione, msaiu

mercoledì, 06 settembre 2006

Il diario di Bridget Jones

Il diario di Bridget Jones
di Marinella Saiu

Tutte ne parlano, e spesso anche bene, tutte si sentono come lei, tutte sognano un po' con lei. Tutte chi? Ma le single del mondo! Lei chi? Ma Bridget Jones, naturalmente!

Pubblicato da: dejudicibus alle 11:08

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Rubriche: recensioni, cultura, libri, cinema, narrativa, ita , emancipazione, msaiu

giovedì, 29 settembre 2005

Elogio del fallimento

Emancipazione e pari opportunità.

Cosa vi fanno venire in mente queste parole? Probabilmente la classica donna in carriera, capace di competere alla pari con i suoi colleghi maschi e magari anche superarli sul lavoro. Oppure una donna libera, non legata a un compagno o a una famiglia, che vive la sua sessualità senza inibizioni o vincoli di alcun genere.

E se invece di questi stereotipi volessimo proporne un altro? Magari un papà che non lavora, che si occupa della casa, pulisce, lava i piatti, cambia il bebè in attesa che torni a casa la moglie dall'ufficio? Un uomo che fa la spesa e si occupa delle tante incombenze domestiche, che porta i figli a scuola e va a prenderli in palestra, che va a parlare con gli insegnanti e porta la più piccina dal dentista perché si deve mettere l'apparecchio?

Un uomo del genere, nella nostra società, non è simbolo di emancipazione, di pari opportunità e pari dignità con l'altro sesso: è semplicemente un disoccupato, anzi, un fallito. In una causa di separazione verrebbe guardato con disprezzo per non essere stato capace di occuparsi della sua famiglia — leggi, mantenerla economicamente, unica attività che questa società sessista riconosce al genitore di sesso maschile. In un qualsiasi contesto sociale verrebbe considerato un mantenuto, un parassita, dato che non è lui a portare a casa lo stipendio.

Torniamo alla nostra donna in carriera. Per anni molte femministe hanno esaltato il ruolo della donna arrivando addirittura ad affermare che se le donne fossero al potere non ci sarebbero più state guerre mentre corruzione e disonestà sarebbero scomparse da enti pubblici e imprese private. Eppure se guardiamo le donne in politica, le imprenditrici, le donne in carriera, ritroviamo in loro tutti i difetti e tutti gli scempi che caratterizzano le loro controparti maschili.

C'è l'assessore che prende mazzette, l'imprenditrice che evade il fisco, l'industriale che per far tornare i conti fa scaricare rifiuti tossici nelle discariche, la soldatessa che tortura i prigionieri, e chi più ne ha più ne metta. Senza arrivare a questi estremi basta guardarsi intorno in un ufficio per vedere come le donne in carriera si comportino esattamente come i loro colleghi maschi: a casa i figli non le vedono più neanche durante i fine settimana, sono stressate, troppo impegnate per dedicarsi a un passatempo e se hanno del tempo libero lo passano in palestra ma solo perché avere un buon fisico spesso fa bene agli affari e alla carriera. Oggi tutto è immagine: essere bella, elegante, sempre alla moda, far parte dei circoli che contano, è l'unico modo per fare affari. Bravura e capacità servono, certo, ma non da sole. Il look non sarà tutto, ma apre molte porte.

Le single, poi, sono così impegnate che oramai non si possono più permettere neanche un compagno fisso, anzi, averlo può rappresentare spesso e volentieri un ostacolo. Meglio rapporti estemporanei, magari anche a pagamento, tanto ci sono agenzie che ti offrono un servizio completo, chiavi in mano. E così anche in questo settore, un tempo terreno esclusivo dei maschietti, le nostre donne in carriera dimostrano fino a quali limiti può portare l'emancipazione.

Intanto il nostro papà sta mettendo a letto la sua bambina, dopo averle raccontato la favola della buonanotte. Ma in fondo che può capirne lui di emancipazione, lui che è solo un fallito, uno che nella vita non ha combinato nulla?

Buonanotte e sogni d'oro.

Pubblicato da: dejudicibus alle 17:45

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Rubriche: cultura, societa, famiglia, ita , emancipazione

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